Songwriters

recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Archive for gennaio 19th, 2008

Magneti – Mario Venuti (Mercury, 2006)

leave a comment »

Dopo aver ascoltato tutte le canzoni di Magneti” un po’ ci stupisce che Mario Venuti abbia scelto per l’ultima, avvilente, edizione del Festival di Sanremo proprio Un altro posto nel mondo. A parte il pochissimo coraggio nell’optare, tra i dodici del disco, per il brano più classicamente sanremese – e per sanremese intendiamo Paoli e Tenco, non Cutugno – se avessimo dovuto puntare tutto su una canzone dal tiro “tradizionale” avremmo chiamato in causa la ben più riuscita (a partire dal testo) E’ stato un attimo. Che apre ottimamente questa quinto disco dell’ex Denovo, il suo migliore, se non altro perché qui Venuti riesce a sintetizzare con maestria e riguardo tutte le ascendenze che hanno animato la sua musica, dall’esordio di “Un po’ di febbre” (1994) ad oggi.

Orchestrazioni di flauti e archi al servizio di bosse fiabesche (Anni selvaggi) anticipano gioiellini chitarristici che si attaccano addosso al primo giro (Qualcosa brucia ancora); vitalistici samba sculettanti birimbao e fiati (Santa Maria La Guardia) contendono la palma di miglior brano a divertenti esercizi di stile in salsa jazzy (Il mondo in bianco e nero). Ci sono i Beatles in “Magneti”, soprattutto come approccio radiofonicamente intelligente, e ci sono gli XTC in compagnia di Veloso e Jobim, ripresi senza quella fastidiosa patina da world-music un po’ d’accatto dei primi tentativi brasiliani. Non tutto scorre al meglio, e verso la fine (vedi l’etno-groove al limite del chill-out di Sulu) qualche colpo si perde. Aggiungete però davanti ad ogni definizione che abbiamo dato la parola pop. Perché di questo si tratta: pop italiano e a largo consumo. Ma con tanta tanta classe.

Voto: 6.8
Brani migliori: E’ stato un attimo.

Annunci

Written by Luca

19/01/2008 at 16:20

Vorrei insegnarti amore – Theatricantor (Cdf/Venus, 2005)

leave a comment »

Dopo l’omonimo disco di cover di due anni fa, i siciliani Theatricantor giungono alla loro prima prova in veste di autori con “Vorrei insegnarti amore“. Le rotte sonore intraprese all’esordio vengono confermate in toto nelle dieci canzoni che compongono il disco, in cui è l’incontro tra la canzone d’autore e il jazz a fare da padrone, tanto nei molteplici riferimenti agli Avion Travel (la cui teatralità è qui più smorzata, quasi confidenziale) quanto alle minoritarie peregrinazioni verso i territori di Cammariere (M’incanti), Jannacci (quello più intimista e lirico, come in La più brava sei tu) e Eduardo De Crescenzo (Gli anni passano).
Al di là dei riferimenti, notevoli ma mai scimmiottati, è però la qualità delle canzoni a mancare. Linee melodiche e arrangiamenti spesso buoni non trovano il giusto accompagnamento nei testi, che sono privi di quella ventata di personalità capace di superare il più didascalico autobiografismo; e ancor meno d’aiuto è l’interpretazione partecipe ma poco incisiva di Salvo Guglielmino.
Peccato, perché qualcosa di salvabile in “Vorrei insegnarti amore” c’è. Chiudendo gli occhi su brani davvero stantii e melensi quali la title-track e Come un angelo (in cui sulle prime battute ci era parso di sentire addirittura l’ombra minacciosa di Renato Zero, nessuno ce ne voglia), ci sembra L’alibi più abile, insieme ai primi due dei brani citati sopra, l’esito migliore delle doti zoppicanti dei Theatricantor. Ma non è un caso che anche qui l’arzilla movenza aviontraveliana cerchi, quasi supplichi, le inarrivabili esecuzioni di Peppe Servillo.

Voto: 5.0

Written by Luca

19/01/2008 at 12:36