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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Uncode Duello – Uncode Duello (Wallace Records, 2004)

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Uncode: senza-codice, cioè incomprensibile, inclassificabile, sfumato (grigio, come il colore dominante in copertina); Duello: scontro. Sono due parole che descrivono lucidamente i tempi in cui viviamo, tra sanguinosi scontri di civiltà – civiltà però sfumate e non facilmente classificabili – e scontri interiori: nichilismo consumistico diffuso, globalizzazione spersonalizzante e distruttrice dei caratteri (codici) dell’individuo. Quella politica – la parola politica è intesa in senso lato – è una tra le tante possibili chiavi di lettura di Uncode Duello e viene confermata dall’operato di Xabier Iriondo e Paolo Cantù, che dopo le varie esperienze con Sixminutewarmadness, A Short Apnea, Tasaday, Four Gardens In One arrivano qui alla loro opera migliore e – con tutti le precisazioni necessarie ad una musica così estrema – più comunicativa.

Ambient, industrial, noise, rumorismi, musica concreta e patafisica, isteriche improvvisazioni jazz, improvvise esplosioni pianistiche: le influenze che Iriondo e Cantù fanno convivere senza troppe premure di amalgama nelle tredici tracce dell’album non ne rendono possibile una catalogazione precisa (e difatti è un disco uncode). Quello che però emerge nel complesso e che accomuna i diversi episodi è una densissima tensione schizofrenica. Le chitarre – distorte, schiaffeggiate, schitarrate, che urlano e si lagnano – i botti stucchevoli della batteria di Lucio Sagone e Cristian Calcagnile (Cristina Donà, Stefano Bollani), i nastri di voci rallentante (anche quella di Pier Paolo Pasolini) o ripetute in allucinati loop mirano a costruire un ambiente sonoro a volte profondamente scuro, altre claustrofobico, altre ancora subcoscienziale o post-apocalittico, ma sempre e comunque isterico, impazzito, che non tralascia momenti sarcastici e amari.

Pensate ad uno dei tanti filmati di macelli umani a suon di bombe e kamikaze in Bagdad e dintorni, oppure all’isteria collettiva di un sabato pomeriggio prenatalizio in un centro commerciale delle vostre zone: la musica di Uncode Duello potrebbe essere il commento sonoro più adatto a conficcarsi nelle immagini che state pensando. La forza evocativa – mai parola come in questo caso è stata più appropriata – di questo disco è fortissima. Ma al di là del taglio libero da schemi, e quindi molto ostico, che Iriondo e Cantù hanno deciso di dare alla loro creatura, il coinvolgimento non sarà comunque facile: questa non è musica serena; quasi sempre si esce segnati da un duello.

Voto: 8.2

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Written by Luca

17/01/2008 a 20:20

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