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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Archive for gennaio 17th, 2008

Uncode Duello – Uncode Duello (Wallace Records, 2004)

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Uncode: senza-codice, cioè incomprensibile, inclassificabile, sfumato (grigio, come il colore dominante in copertina); Duello: scontro. Sono due parole che descrivono lucidamente i tempi in cui viviamo, tra sanguinosi scontri di civiltà – civiltà però sfumate e non facilmente classificabili – e scontri interiori: nichilismo consumistico diffuso, globalizzazione spersonalizzante e distruttrice dei caratteri (codici) dell’individuo. Quella politica – la parola politica è intesa in senso lato – è una tra le tante possibili chiavi di lettura di Uncode Duello e viene confermata dall’operato di Xabier Iriondo e Paolo Cantù, che dopo le varie esperienze con Sixminutewarmadness, A Short Apnea, Tasaday, Four Gardens In One arrivano qui alla loro opera migliore e – con tutti le precisazioni necessarie ad una musica così estrema – più comunicativa.

Ambient, industrial, noise, rumorismi, musica concreta e patafisica, isteriche improvvisazioni jazz, improvvise esplosioni pianistiche: le influenze che Iriondo e Cantù fanno convivere senza troppe premure di amalgama nelle tredici tracce dell’album non ne rendono possibile una catalogazione precisa (e difatti è un disco uncode). Quello che però emerge nel complesso e che accomuna i diversi episodi è una densissima tensione schizofrenica. Le chitarre – distorte, schiaffeggiate, schitarrate, che urlano e si lagnano – i botti stucchevoli della batteria di Lucio Sagone e Cristian Calcagnile (Cristina Donà, Stefano Bollani), i nastri di voci rallentante (anche quella di Pier Paolo Pasolini) o ripetute in allucinati loop mirano a costruire un ambiente sonoro a volte profondamente scuro, altre claustrofobico, altre ancora subcoscienziale o post-apocalittico, ma sempre e comunque isterico, impazzito, che non tralascia momenti sarcastici e amari.

Pensate ad uno dei tanti filmati di macelli umani a suon di bombe e kamikaze in Bagdad e dintorni, oppure all’isteria collettiva di un sabato pomeriggio prenatalizio in un centro commerciale delle vostre zone: la musica di Uncode Duello potrebbe essere il commento sonoro più adatto a conficcarsi nelle immagini che state pensando. La forza evocativa – mai parola come in questo caso è stata più appropriata – di questo disco è fortissima. Ma al di là del taglio libero da schemi, e quindi molto ostico, che Iriondo e Cantù hanno deciso di dare alla loro creatura, il coinvolgimento non sarà comunque facile: questa non è musica serena; quasi sempre si esce segnati da un duello.

Voto: 8.2

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Written by Luca

17/01/2008 at 20:20

Veronica Marchi – Veronica Marchi (La Matricula/Novunque, 2005)

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Ascoltare l’omonimo esordio di Veronica Marchi è come assaggiare un frutto prima del giusto tempo di maturazione e accorgersi che il sapore, ovviamente, è acerbo. Le canzoni di questa cantautrice veronese di soli ventitrè anni sono state colte davvero troppo in anticipo e se il rischio non è quello di aver bruciato un talento – un talento che, a partire dalla voce, è saldamente presente – certo è che la via che Veronica dovrà intraprendere in futuro sarà un’altra, almeno per non risultare come qui più volte accade un pericoloso incrocio tra l’ultima Paola Turci (riferimento che preso da solo non la denigrerebbe affatto) e una Pausini a buon livello di mielosità (tanto che Bambina e Occhi di sole non mancano di ricordarci certi languori da sezione giovani sanremese).
L’impressione però è che la colpa di ciò, più che all’autrice, sia da imputare ad alcune scelte compiute in fase di produzione (affidata a Mauro Magnani dei Matrioska), dove le canzoni sono state rivestite da una serie di pesanti sovrastrutture, sempre prevedibili e in pochissimi casi utili alla buona riuscita del pezzo (tirate le somme solo Io vorrei ne giova veramente). Ci sembra invece che sotto sotto la Marchi necessiti di atmosfere intime e solitarie, più adatte ai toni sobri e alle immagini quotidiane della sua scrittura che non disdegna passaggi melodici seducenti e originali. A tal proposito non è casuale che siano gli episodi dove gli strumenti si fanno un po’ da parte (Linea 31) o lasciano in solitudine la chitarra e la voce (27) a convincerci di più, pur essendo ancora evidenti alcuni limiti – ad esempio certi testi un tantino irrisolti – che solo il tempo potrà aiutare a superare.

Voto: 5.2
Brani migliori: Linea 31.

Written by Luca

17/01/2008 at 20:19