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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

The Blanket of the Dark – Roberto Bonati & ParmaFrontiere Orchestra (ParmaFrontiere, 2005)

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Nato originariamente come lavoro sui personaggi femminili verdiani – conservata poi solo una buona rilettura di Lacrymosa, dal Requiem del compositore di Busseto – e più in generale sul rapporto tra Verdi e William Shakespeare, The Blanket of the Dark (Studio per Lady Macbeth) è, come suggerisce appunto il sottotitolo, un’esplorazione in musica di una tra le figure più tenebrose e moderne della produzione del Bardo, frutto anche di un certo interesse da parte del compositore Roberto Bonati per la poesia antica e contemporanea (prima di Shakespeare infatti Bonati aveva rivisitato in musica i versi di Attilio Bertolucci).

Opera sicuramente non facile, “The Blanket of the Dark” spartisce le sue influenze tra lirica, improvvisazione jazz al limite della jam-session e classica contemporanea, alternando nelle ventiquattro tracce del disco (registrato dal vivo durante il Parma Jazz Frontiere Festival del 2001) azzeccati frammenti atmosferici (The Raven and the Lady), originali momenti free (Murdering Minister) e pianismi qui pacati là improvvisamente deliranti (Painting of your Fear, per mano dell’ottimo Stefano Battaglia). A tenere insieme il tutto è la figura folle e tutta interiore di Lady Macbeth, riportata in vita dalla voce assoluta di Lucia Minetti e soprattutto dal continuo ritorno delle sonorità enigmatiche del sax soprano di Riccaro Luppi e Mario Arcari, che conducono l’ascoltatore in un crescendo di inquietudine e oscurità verso il triplice e significativo “to bed” finale rivolto dalla protagonista a Macbeth. Notevoli anche i contributi in assolo di Michael Gassmann (tromba) su Daggers e di Paolo Botti (viola) sul Miserere iniziale.

Nonostante l’espressività dei brani sia del tutto rimarchevole – e in questo senso Bonati si dimostra un compositore capace sullo spartito di coniugare osticità e forza immaginifica – è necessario conoscere bene la protagonista dell’opera  per capirne a fondo l’andamento (i testi, infatti, sono più lirici che narrativi) ma il disco potrebbe avere un suo ruolo utile (e del tutto originale) anche come punto di partenza per una riscoperta delle opere di William Shakespeare.

Voto: 7.6
Brani migliori: The Raven an the Lady, Painting of your Fear.

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Written by Luca

15/01/2008 a 20:07

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