Songwriters

recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Calypsos – Francesco De Gregori (Caravan/Sony, 2006)

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«Ora non ci resta che attendere l’ennesimo live» concludeva il sottoscritto quando, poco meno di un anno fa, ebbe il compito di dire la sua su Pezzi, vezzo rockettaro di Francesco De Gregori quantomai in odore di Dylan e indignazione sociale. E invece rieccolo subito il Principe con Calypsos, album che lo vede abbandonare le chitarre e la politica del predecessore in favore di pianoforti, tastiere e soprattutto sentimenti.
E’ di fatto il contraltare di Pezzi, “Calypsos”, ma come esso – e come quasi tutta l’ultima produzione di De Gregori – non riesce a trovare quella rilevanza che lo porterà ad essere citato in futuro tra i capolavori del cantautore romano. Eppure non è un album brutto, ha solo il “difetto” di essere venuto dopo i capolavori che ricorderemo e di ripetere un po’ (troppo per i detrattori, poco per gli appassionati) quello stile consolidato, ma qui come in Pezzi più diretto e facile nei testi, che ineluttabilmente è di De Gregori e marchia a fuoco le sue canzoni.

Sono così Cardiologia – intenso piano voce con il nostro fenomenologo dell’amore come lo sono già stati lui e tanti suoi colleghi – la rimmeliana La linea della vita, la beatlesiana Tre stelle (entrambe con tanto di coretti femminili sixty, e la seconda Cremonini la pagherebbe oro), e Per le strade di Roma, ritratto affettuoso e realistico della Roma di oggi versato dalle tastiere in un quadretto lunare e senza tempo (probabilmente l’episodio più riuscito tra i nove). Ma sono così anche gli altri brani discreti o meno riusciti, che fanno di Calypsos un disco sensibilmente inferiore a Pezzi (per cui fu esagerata l’assegnazione dell’ultimo Tenco) e qualitativamente ben lontano dai clamori che ne hanno accompagnato l’uscita.

De Gregori dinosauro del cantautorato nostrano dunque? No, o almeno non ancora. Posto che c’è sicuramente di peggio in giro – e che questo peggio sembra destinato a peggiorare – si avverte oggi in lui una certa stanchezza di fondo, che forse è frutto della convinzione di “avere già dato” e di poter solamente regalare sporadiche perle. Siamo insomma poco prima del confine, forse ci stiamo avvicinando: ma per fortuna ancora qualcosa da gustare c’è.

Voto: 6.2
Brani migliori: Tre stelle, Per le strade di Roma.

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Written by Luca

14/01/2008 a 22:43

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