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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Stari Most – Stefano Saletti & Piccola Banda Ikona (Cni Music, 2005)

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Stari Most era il nome del ponte che collegava la parte est e la parte ovest di Mostar fino al 1993, quando una granata lo distrusse lasciando il fiume Neretva a scorrere solitario e a sancire definitivamente la frattura della Jugoslavia e dei suoi tre monoteismi che con fatica a Sarajevo – la Gerusalemme d’Europa – avevano convissuto fino a quel momento.
Stari Most è anche il titolo del primo disco della Piccola Banda Ikona, ensemble costituito da Stefano Saletti con alcuni dei nomi migliori della world italiana, che mira ad unire in musica quello che nella vita di tutti i giorni è tragicamente disunito: l’oriente e l’occidente entrambi affacciati sul Mediterraneo che sembrano non essere più capaci più di guardarsi negli occhi e dialogare.
Amalgamare in un solo nucleo tutte le sonorità provenienti dal Mare Nostrum è infatti l’intento di “Stari Most”, lo stesso che era alla base dell’inarrivabile Creuza de ma e di tanti produzioni world odierne, sempre in bilico tra una semplicistica (e difettosa) miscellanea di timbri e un più autentico coinvolgimento delle forme rintracciabili lungo le coste mediterranee (fu questo forse il maggiore insegnamento del capolavoro di De Andrè e Pagani: non fermarsi al semplice riutilizzo degli strumenti ma indagare i modi, musicali e non, e “sporcarli” coi propri).

Anche i brani della Banda incorrono a volte in questa debolezza. Le undici canzoni del disco brillano per eleganza e respiro lirico soprattutto dove l’accento popolare è più deciso e ricercato, nonostante ricorra anche qui quel binomio tra loop elettronici e strumenti etnici ormai saturo di utilizzi. E’ lodevole la scelta di allargare la “mediterraneità” dei brani anche ai testi – cantati in greco antico (con riadattamenti di testi di Saffo, Archiloco e Aristofane), ebraico, siciliano, arabo, francese e serbo-croato; ma ad essa purtroppo non sempre fa seguito una pari determinazione per quanto riguarda le strutture, in alcuni casi ridotte a prevedibili canzoni pop rivestite di sapori più esotici che etnici.  
La qualità e l’esperienza degli strumentisti coinvolti – a partire da Saletti, già fondatore dei Novalia e autore di colonne sonore per teatro, cinema e tv; o da Mario Rivera degli Agricantus, qui anche in veste di produttore – assicurano una rendita sempre sufficiente e talvolta davvero buona (Pleiades e Vasa Miskin). Ma “Stari Most” rimane comunque un lavoro prescindibile e per soli appassionati.

Voto: 6.0
Brani migliori: Vasa Miskin.

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Written by Luca

13/01/2008 a 10:00

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