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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Archive for gennaio 12th, 2008

Resta – IG (Alabianca, 2005)

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Già con i Beau Geste, e poi soprattutto due anni fa con “ACAU – La nostra meraviglia”, Gianni Maroccolo aveva ricominciato a prendere confidenza con i macchinari elettronici, quella sua “seconda vita” – ben lontana dalla durezza granitica del basso – che è poi anche la sua provenienza originaria prima di approdare al rock dei Litfiba e dei CCCP/CSI. IG, a due anni da “ACAU” e a circa otto dall’ultima incisione dei Beau, è una sorta di “richiamo alle armi”, dove al posto dei fucili e delle mitragliatrici ci sono di nuovo synth, programmazioni e le canzoni della cantautrice bresciana Ivana Gatti
Resta” è il primo frutto della collaborazione dei due, nata quasi per caso un anno e mezzo fa (vedi intervista). L’esiguo numero di tracce (solo sette, più una traccia cd rom con video e testi) e la possibilità di acquistarlo esclusivamente sul sito di Maroccolo o su quello di Ala Bianca gli danno la sembianza di un timido assaggio, che non ha voglia di accendere troppi clamori. Ma, timidezza a parte, è ben chiara fin dalle prime battute la strada intrapresa da IG, in bilico su un gioco di contrappesi tra musica d’autore e fibrillazioni elettroniche. Da una parte le canzoni femminili di Ivana Gatti, incentrate su testi sinceri, diretti e melodie spesso articolate (a cui la sua voce eclettica non fatica a dare respiro). Dall’altra le manipolazioni di Maroccolo, dirette discendenti delle cadenze liquide e macchinose di “ACAU” (la cover de Il vento di Battisti) ma ancora più inclini rispetto al passato ad atmosfere umbratili, talvolta sospese (Padri) talvolta allucinatorie (Guarda).

Il risultato si avvicina parecchio al più classico ed elegante pop alla Battiato, soprattutto per quanto concerne le collaborazioni con Alice (che si materializza nel trip-hop sensuale di Marea) e Giuni Russo (a cui va l’omaggio di Josephine), nonché per la marcata eccentricità di alcuni passaggi che donano ai brani sfumature da scoprire ascolto dopo ascolto. Siamo certamente lontani dalla genialità di certe invenzioni del cantautore siciliano di metà anni ottanta, ma “Resta” è comunque un buon primo passo, che fa attendere con ottimismo il secondo capitolo – questa volta sulla lunga distanza – previsto per i primi mesi dell’anno prossimo.

Voto: 6.3
Brani migliori: Josephine.

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Written by Luca

12/01/2008 at 17:34

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Sciuoglie ‘e cane – Live 2004 – Almamegretta (Novunque, 2004)

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Erano ripartiti bene gli Almamegretta dopo la fuoriuscita di Raiz dal gruppo: un ottimo disco in studio (“Sciuoglie ‘e cane“, 2003) capace di trovare una nuova cifra stilistica al di là dell’assenza ingombrante del cantante originario, le tante date del tour, l’idea innovativa degli istant-cd. Poi nel dicembre scorso la morte di Stefano Facchielli alias D.Rad sembrava aver pregiudicato l’esistenza di uno delle realtà musicali più significative degli anni novanta italiani e “Sciuoglie ‘e cane – Live 2004” (il meglio del materiale registrato per gli istant-cd della tournèe) rischiava di passare come l’ultimo capitolo della loro storia. Fortunatamente sembra che gli Almamegretta continueranno (è già in lavorazione un nuovo disco) e “Live 2004” diventa “solo” il (forzato) punto di chiusura di un ciclo, oltre che l’ultima testimonianza della fervida fantasia musicale di D.Rad, sul palco ancora più determinante che in studio.

Confermando quanto di buono era già stato proposto dal “fratello” – le canzoni di “Sciuoglie ‘e cane” vengono qui proposte con quella tendenza alla dilatazione che è sempre stata tipica del gruppo – “Live 2004” propone anche qualche pezzo del “vecchio” repertorio, andando così a fare necessariamente i conti con la voce di Raiz. Compito non facile per Lucariello e Patrizia Di Fiore (quest’ultima sostituita in corsa, causa maternità, da Zaira Zigante), che su un pezzo “impossibile” come Nun te’ scurda pagano inevitabilmente pegno e altrove rieccheggiano troppo da vicino Meg e Zulù dei 99posse (Sanacore). Molto più positive le reinterpretazioni di Pe’ dint’ ‘e viche addò nun trase ‘o mare e ‘O cielo pe’ cuscino che non lasciano fermi sulla sedia e sono tra i momenti migliori dell’album.

Andando però oltre i confronti con la voce di Raiz, “Live 2004” testimonia una certa continuità nel percorso degli Almamegretta, nonostante gli avvicendamenti siano stati tanti e ancora di più le influenze. E’ sempre solido il collegamento Napoli-Londra – marchio di fabbrica della band fin dagli inizi – ma ce ne sono anche altri, più sottili ma allo stesso modo vitali, che animano le canzoni del gruppo senza snaturarne l’appartenenza. E’ così che Fatmah e Verao, nonostante la distanza geografica e “storica”, non scontano le proprie rispettive differenze ma al contrario fanno di esse un punto di forza, dimostrando che quello che conta più di tutto è avere una curiosità mai doma e sempre alimentata. Sono ancora incognite le conseguenze della perdita (artistica oltre che umana) di D.Rad, ma è benaugurate per il futuro sapere che persone come i membri rimanenti degli Almamegretta continueranno quella strada che con lui avevano intrapreso.

Voto: 7.0
Brani migliori: Pe’ dint’ ‘e viche addò nun trase ‘o mare.

Written by Luca

12/01/2008 at 11:18