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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Resistenza e Amore – Alessio Lega (Block Nota, 2004)

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Vincitore della targa Tenco 2004 come migliore opera prima (davanti ai dischi di Amalia Gré e di Paolo Benvegnù) Resistenza e amore di Alessio Lega si presenta sotto i migliori auspici, forte anche della collaborazione in fase di arrangiamento dei maghi della musica componibile Mariposa e di un percorso di crescita (dal vivo) molto osannato. Sarà che tante lodi e tanta attesa pesano in fase di giudizio, ma “Resistenza e amore”, a partire dal titolo un po’ annacquato, non offre nulla di davvero interessante e nuovo. Sulle undici canzoni dell’album prevale la noia, nonostante i Mariposa siano davvero in gran forma e lascino il loro marchio d’inconfondibile originalità praticamente ovunque.

Il packaging del disco vagamente a forma di libro suggerisce, com’è normale che sia per un cantautore, la centralità delle parole nell’economia delle canzoni. Ma sono proprio le parole il punto debole di Lega, che non riesce a distogliersi da quell’ormai stanco modello di cantautore-in-rima-baciata tipico della tradizione a cui si rivolge (Guccini, De Andrè e Gaber) e nemmeno ad avvicinarsi minimamente agli apici che contraddistinsero quella stessa tradizione. Macchinoso nel fare scorrere i versi, ripetitivo e a volte retorico nelle tematiche e nei modi di affrontarle, Lega fa di tutto per farsi chiamare Cantautore, o addirittura Poeta, e questo suo sforzo lo paga in pieno, risultando alla fine assai pedante. Neppure le doti interpretative lo aiutano: la sua voce appare estremamente referenziale (Gaber) e povera di quelle sfumature che la teatralità di suoi certi brani avrebbe richiesto (Parigi val bene una mossa). Se da un lato poi gli arrangiamenti dei Mariposa sono uno dei motivi principali per ascoltare l’album, dall’altro sono proprio questi ad evidenziare tutte le pecche di Lega, le cui canzoni, seppur così piene di parole, non stanno al passo della fantasia mariposiana e spesso appaiono come brutte donne splendidamente vestite. Paradossalmente, quando il gruppo si fa un po’ da parte lasciando spazio ad un più classico chitarra e voce, si ascoltano le cose più pregevoli (Vigliacca!).

Ammesso che ce ne sia ancora bisogno, “Resistenza e amore” segnala efficacemente tutti i difetti del cantautorato italiano tradizionale, ormai da tempo vittima di una crisi forse irreversibile. Eccetto che per alcuni nomi sui generis o classici non di prima generazione (Conte, Capossela, Fossati, Testa), la strada sembra sempre più aperta a nuove forme di cantautorato, più ricercate musicalmente e per certi aspetti volte a forme di scrittura nuove (Parente, Benvegnù, Basile). Da qui ultimamente provengono quei bei risultati che in “Resistenza e amore” purtroppo non ci sono.

Voto: 5.2
Brani migliori: Vigliacca!.

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Written by Luca

09/01/2008 a 17:26

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