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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Archive for gennaio 9th, 2008

Resistenza e Amore – Alessio Lega (Block Nota, 2004)

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Vincitore della targa Tenco 2004 come migliore opera prima (davanti ai dischi di Amalia Gré e di Paolo Benvegnù) Resistenza e amore di Alessio Lega si presenta sotto i migliori auspici, forte anche della collaborazione in fase di arrangiamento dei maghi della musica componibile Mariposa e di un percorso di crescita (dal vivo) molto osannato. Sarà che tante lodi e tanta attesa pesano in fase di giudizio, ma “Resistenza e amore”, a partire dal titolo un po’ annacquato, non offre nulla di davvero interessante e nuovo. Sulle undici canzoni dell’album prevale la noia, nonostante i Mariposa siano davvero in gran forma e lascino il loro marchio d’inconfondibile originalità praticamente ovunque.

Il packaging del disco vagamente a forma di libro suggerisce, com’è normale che sia per un cantautore, la centralità delle parole nell’economia delle canzoni. Ma sono proprio le parole il punto debole di Lega, che non riesce a distogliersi da quell’ormai stanco modello di cantautore-in-rima-baciata tipico della tradizione a cui si rivolge (Guccini, De Andrè e Gaber) e nemmeno ad avvicinarsi minimamente agli apici che contraddistinsero quella stessa tradizione. Macchinoso nel fare scorrere i versi, ripetitivo e a volte retorico nelle tematiche e nei modi di affrontarle, Lega fa di tutto per farsi chiamare Cantautore, o addirittura Poeta, e questo suo sforzo lo paga in pieno, risultando alla fine assai pedante. Neppure le doti interpretative lo aiutano: la sua voce appare estremamente referenziale (Gaber) e povera di quelle sfumature che la teatralità di suoi certi brani avrebbe richiesto (Parigi val bene una mossa). Se da un lato poi gli arrangiamenti dei Mariposa sono uno dei motivi principali per ascoltare l’album, dall’altro sono proprio questi ad evidenziare tutte le pecche di Lega, le cui canzoni, seppur così piene di parole, non stanno al passo della fantasia mariposiana e spesso appaiono come brutte donne splendidamente vestite. Paradossalmente, quando il gruppo si fa un po’ da parte lasciando spazio ad un più classico chitarra e voce, si ascoltano le cose più pregevoli (Vigliacca!).

Ammesso che ce ne sia ancora bisogno, “Resistenza e amore” segnala efficacemente tutti i difetti del cantautorato italiano tradizionale, ormai da tempo vittima di una crisi forse irreversibile. Eccetto che per alcuni nomi sui generis o classici non di prima generazione (Conte, Capossela, Fossati, Testa), la strada sembra sempre più aperta a nuove forme di cantautorato, più ricercate musicalmente e per certi aspetti volte a forme di scrittura nuove (Parente, Benvegnù, Basile). Da qui ultimamente provengono quei bei risultati che in “Resistenza e amore” purtroppo non ci sono.

Voto: 5.2
Brani migliori: Vigliacca!.

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Written by Luca

09/01/2008 at 17:26

[Neve] Ridens – Marco Parente (Mescal, 2006)

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Come il grande cinema d’autore europeo, la musica di Marco Parente richiede attenzione. E’ un’arte molto personale, complessa, ma di una complessità che rifiuta gli enigmismi e le oscurità compiaciute. Anzi, le canzoni di Ridens e Neve fanno della complessità non un difetto ma un pregio. Perché Marco Parente ha molto da dire e soprattutto ha l’esigenza di dire le cose secondo anima, senza facilitazioni.
I suoi ultimi lavori non sono “belli ma difficili”, come tendono a concludere parecchie recensioni sul suo conto, ma belli perché difficili. La complessità parentiana è una sfida affascinante, un invito a svelare un mondo in cui comunicare significa soprattutto essere liberi e ricercare il modo migliore, il più onesto, per esprimere sé stessi. Un orizzonte di senso che fin dagli inizi della carriera dell’artista napoletano si è incrociato con un’altra ricerca, quella di una risposta alla questione dell’essere cantautori oggi. Questione in qualche modo antipatica per Parente, che cantautore non vuole neanche essere chiamato, ma che inevitabilmente si presenta nella sua musica. Al di là dei rimandi tradizionalisti e degli steccati che una definizione simile può creare nella carriera di un cantante, le sue canzoni infatti corrispondono come in pochi altri casi – in modo determinante – alle sue esigenze umane ed artistiche, ed in questo senso non possono che essere definite d’autore.

Esigenza di libertà e onestà espressiva, ricerca sulla canzone d’autore e ovviamente talento: da tutto questo è nato lo splendido Neve e da tutto questo prende il volo Ridens. Che è l’opposto del suo predecessore ma, com’è ovvio dopo ciò che abbiamo detto sopra, ha con esso molto da spartire.
Neve il disco dell’azione e dell’amore buono, spigoloso ma non troppo nel suo rock geometrico e inquietamente radioheadiano. Ridens il disco dell’arresa, dell’Amore cattivo, del suono quasi sempre attutito ma capace di penetrare visceralmente: l’apertura di Neve contraddice Wake Up («Oggi chi ha il coraggio di attraversare / il futuro freddo») e tra chitarre solitarie e dilatate deflagrazioni di lamiere abbozza un tentativo riuscito di folk post-industriale; Michelangelo Antonioni di Caetano Veloso viene riletta come esempio già realizzato di nuova canzone d’autore.
E poi crescendo lievi nelle dinamiche ma intensissimi all’ascolto (il piano, glockenspiel e poco altro della seconda parte di Trilogia del sorriso), improvvise botte sonore che rompono falsopiani ipnotici e giaculanti (il manrovescio jazz-rock che chiude Amore cattivo), capolavori passati che ritornano in nuova luce e nuove spoglie – come accade per il pop raffinato di Neve Ridens, erede diretto de Lamiarivoluzione virato in accenti black e labirintico impasto vocale (Parente-Agnelli-Goodmorningboy) oppure per Ascensore inferno piano terra, dove il jazz turbativo di Adam ha salvato Molly viene aggiornato all’ombra diabolica del Miles Davis cinematografico (strepitoso Enrico Gabrielli ai fiati).
Il tutto a delineare il profilo di un Marco Parente sempre più inedito rispetto al passato e concentrato su forme di comunicazioni quasi medianiche, che non raccontano ma evocano astrattamente, cercando l’anima dell’ascoltatore più che il cervello.

E’ complesso Ridens, l’abbiamo detto, ma è una complessità che appaga profondamente ed esalta. Difficile dire se sia quest’ultimo meglio di Neve o il contrario – noi propendiamo per un leggero vantaggio del secondo capitolo, maggiormente compiuto ed ancora più emozionante del suo predecessore. Certo è che il progetto nella sua totalità ci fa iscrivere Marco Parente con ancor più convinzione in quell’esigua schiera di cantautori italiani su cui è assai lecito sperare per il futuro. Del resto, già il presente ci sta dando enormi soddisfazioni. E sarebbe un peccato lasciare perdere tanta bellezza per un semplice timore di complessità.

Voto: 8.7
Brani migliori: Neve Ridens, Amore cattivo, Ascensore inferno piano terra.

Written by Luca

09/01/2008 at 10:07