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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Pezzi – Francesco De Gregori (Sony, 2005)

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Ad ascoltarlo da solo, come primo singolo o prima canzone di Pezzi, Vai in Africa, Celestino non promette nulla di buono: il solito pezzo alla De Gregori, con un testo tutto sommato banalotto, buono solo per i ridicoli virgolettati di certi quotidiani insanabilmente affetti da mollichismo. Ma poi Celestino passa e per nostra fortuna va in Africa, ed è allora che il nuovo disco di Francesco De Gregori sembra davvero cominciare. Un disco che, è bene precisarlo, in quanto ad essere degregoriano lo è tutto – piacendo quindi ai fans e continuando a dispiacere ai detrattori – ma che sa pure farsi ascoltare, chiamandosi fuori da quella crisi (irreversibile?) che la maggior parte dei nostri cantautori tradizionali sembra attraversare.
Tra rock melodico e country puro, politica e riflessione sul passato, le canzoni di Pezzi regalano senza tirchierie parecchi spunti da ricordare: La testa nel secchio – testo diretto e melodia efficace: un brano che potrebbe rimanere a lungo in repertorio; Gambadilegno a Parigi – che rievoca in quanto ad atmosfera Volume 8 con Fabrizio De Andrè; Tempo reale e la commuovente ninna nanna di Le lacrime di Nemo – L’esplosione – La fine.

Inoltre se è vero che Pezzi in quanto a sonorità è il disco più dylaniano di De Gregori – e quindi più vicino alle sonorità rockettare che dal vivo lui e la sua band propongono da alcuni anni – è anche vero che le canzoni non sono dylaniate allo stesso modo come sul palco, dove le parole si perdono tra fiumi di chitarre e un improbabile mandolino elettrico (che ritorna, ostinatamente pure qui). In Pezzi insomma sembra essere raggiunto quell’equilibrio tra la voglia-di-rock di De Gregori e l’accessibilità al testo da parte di chi ascolta, equilibrio che potrebbe essere un futuro punto di forza in studio e una possibile soluzione contro gli eccessi del live – eccessi che possono piacere a chi di De Gregori è innamorato perso, ma che danno a tratti davvero fastidio a chi va ad un concerto per sentire (per bene) le canzoni.
Intanto quello di Pezzi è un De Gregori sicuramente non nuovo ma abbastanza in forma. Per come ci ha abituato il ritmo delle sue uscite (un disco in studio, un disco dal vivo), ora non ci resta che attendere l’ennesimo live.

Voto: 6.7
Brani migliori: La testa nel secchio.

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Written by Luca

08/01/2008 a 17:41

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