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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Non lo faccio più – Il Combo Farango (Storie di Note, 2004)

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“Chansons metissées” (“canzoni meticcie”) recita il sottotitolo dell’album d’esordio del Combo Farango, ed è una promessa più che mantenuta. Non c’è nulla di realmente nuovo sotto il sole del Combo, ma l’onestà di proporre un manipolo di canzoni che non confondono il modaiolissimo termine “meticcio” con il più indisponente “pasticcio” segnala questi ragazzi nel mare magnum delle produzioni di musica d’autore sporca (e spesso pasticciata) degli ultimi anni. Non lo faccio più salta agilmente in generi diversi e li mescola tra loro, ma tenute ben presenti alcune coordinate originarie – la canzone d’autore francese e il jazz, oltre che ad una gustosa parentela con il Brasile e Caetano Veloso – il Combo Farango riesce a non fare di tutta l’erba un fascio in fase di scrittura e arrangiamento. I risultati migliori, in mezzo a tanta roba e quasi tutta ben confezionata, si hanno quando il gruppo va verso la ballata – meglio se in francese – sull’onda degli chansonnier genovesi e d’oltralpe (Canzone di qualche anno fa, Come sempre), della tradizione napoletana e di quelle soluzioni sonore improntate al jazz più classico che ultimamente sembrano piacere molto non solo in Italia (e difatti le varie Grè e Nicolai farebbero carte false per un pezzo bello come lo è Cento respiri).

Davvero meticcia è anche la scelta di mischiare nella scrittura dei testi lingue e dialetti (napoletano, francese, spagnolo e italiano), con risultati espressivi che, grazie anche all’eclettismo interpretativo del cantante Michele Vietri, trascendono spesso il significato delle parole e si affidano alla teatralità insita nei suoni e delle pronunce (Pasqualino viandante, fratello di Sasà, buscaglioniana solo nel titolo, e il ragamuffin scuro e superstizioso di Mamma Schiavona). Straniante e antiretorico è invece il pop spensierato che accompagna la descrizione dei fattacci genovesi del G8 di Zona gialla zona rossa; mentre Donna indimenticabile, ancor più desiderabile è un omaggio gradevole e neanche troppo velato a Paolo Conte.
Se non fosse per una produzione troppo asettica rispetto alla vivacità delle canzoni del Combo – vivacità che già di per sé li favorisce più sul palco che in studio – e per alcuni episodi più deboli che sul finire del disco allungano e annacquano un po’ anche il resto (il sòn de La ghenga benga e No, non ci credo) parleremmo di “Non lo faccio più” come di un signor disco. Purtroppo dobbiamo limitarci ad un esordio molto buono, altrettanto speranzoso, e veramente onesto.

Voto: 6.3
Brani migliori: Cento respiri.

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Written by Luca

07/01/2008 a 16:08

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