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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Musicanti di cristallo – Fragil Vida (Autoprodotto, 2004)

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Sulutumana, Acustimantico, Figli di Madre Ignota, in un certo qual modo anche Yo Yo Mundi e Bandabardò; e poi Piccola Bottega Baltazar, Acquaragia Drom, Tamales de Chipil: sono solo alcuni di quei (tanti) gruppi che oggi in Italia si rifanno ad un comune sentire musicale fatto di sonorità elettroacustiche, canzone d’autore e contaminazioni tra le più differenti culture. Non sempre l’originalità è di casa, anche perché la famiglia si sta allargando un po’ troppo e il genere non dà adito a particolari sperimentazioni; non sempre i risultati valgono l’acquisto, ma il mood attira pubblico (soprattutto dal vivo) e qualche sospetto che qualcuno suoni per moda ormai c’è.

Memori della lezione di Buscaglione, Waits (e quindi Capossela) e Les Negresses Vert – con swing e tango nel sangue – anche i Fragil Vida possono essere inseriti nel filone descritto sopra. La loro musica però strizza l’occhio al teatro, tanto che in quasi tutte le tracce di Musicanti di cristallo alla voce del cantante David Merighi si alterna quella recitativa di Gianluca Galletti. L’esperimento – che ha un epigono di peso nel disco che i Mercanti di Liquore hanno recentemente inciso con Marco Paolini – a tratti funziona, ma nel complesso non riesce a smarcare da quell’alito di già sentito le dieci tracce dell’album. Kom Ombo e Baci da Kalocsa sono troppo derivative da Capossela (nella prima sembra di ascoltare il buon Vinicio in quel di Kingston, la seconda nelle sue replicatissime scorribande balcaniche); Nera Cera è scontata nonostante un testo curato a livello fonetico e lo stesso discorso vale per Tango de Lambur (ma qui neanche il testo aiuta). La situazione cambia radicalmente quando le canzoni si aprono in modo più deciso a contaminazioni teatrali (come l’evocativa Brillantini, recitato in arabo e spettacolare crescendo finale) o marcatamente drammatiche (il pop imbastardito dell’emozionante Nna’ tarantella). Allora sembra quasi di ascoltare un altro gruppo: innamorato della commedia dell’arte e dei torni drammatici, capace di amalgamare la passione per il teatro a quella per la musica non senza una spiccata partenopeità – ma loro sono emiliani – anche laddove  il dialetto napoletano non è chiamato in causa.

Rimane sempre alta la qualità dei testi, ispirati come in Apnea (Per dire addio basta travestirsi d’aria), o ad alto tasso sensistico come ne La terza palpebra (I tuoi piedi sono dolci anche prima di essere stati intinti nel latte di soja). Mancano invece le canzoni politiche – leit motiv, spesso abbondantemente retorico, delle scelte tematiche di dischi simili a questo – e i Fragil Vida si concentrano sulle loro esperienze di vita e sul loro universo interiore, trasfigurando quest’ultimo in personaggi irresistibili come solo il miglior Conte sa fare. Sull’altra riva del Reno a San Venanzio / muove i suoi passi al ritmo di Baudelaire / ma il mondo scoppia in grida di Ampere…, inizia così la storia di Orco Rubino: se i Fragil Vida manterranno in futuro questa vena testuale e sapranno dare maggiore richiamo alla forza emotiva già presente in Brillantini o ‘Nna tarantella – staccandosi di dosso tutti i marchi di fabbrica dei numerosi colleghi – potremo attenderci da loro qualcosa di molto importante.

Voto: 5.3
Brani migliori: Brillantini.

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Written by Luca

07/01/2008 a 09:52

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