Songwriters

recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Archive for gennaio 7th, 2008

Video: C.S.I. – Lieve

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C’è poco da dire. Uno dei più grandi gruppi italiani di sempre che canta una delle più belle canzoni degli anni novanta italiani. Tratto da un live acustico per Videomusic che dovete assolutamente avere (lo trovate in giro rieditato in dvd).

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Written by Luca

07/01/2008 at 20:46

Pubblicato su Senza Categoria

Non lo faccio più – Il Combo Farango (Storie di Note, 2004)

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“Chansons metissées” (“canzoni meticcie”) recita il sottotitolo dell’album d’esordio del Combo Farango, ed è una promessa più che mantenuta. Non c’è nulla di realmente nuovo sotto il sole del Combo, ma l’onestà di proporre un manipolo di canzoni che non confondono il modaiolissimo termine “meticcio” con il più indisponente “pasticcio” segnala questi ragazzi nel mare magnum delle produzioni di musica d’autore sporca (e spesso pasticciata) degli ultimi anni. Non lo faccio più salta agilmente in generi diversi e li mescola tra loro, ma tenute ben presenti alcune coordinate originarie – la canzone d’autore francese e il jazz, oltre che ad una gustosa parentela con il Brasile e Caetano Veloso – il Combo Farango riesce a non fare di tutta l’erba un fascio in fase di scrittura e arrangiamento. I risultati migliori, in mezzo a tanta roba e quasi tutta ben confezionata, si hanno quando il gruppo va verso la ballata – meglio se in francese – sull’onda degli chansonnier genovesi e d’oltralpe (Canzone di qualche anno fa, Come sempre), della tradizione napoletana e di quelle soluzioni sonore improntate al jazz più classico che ultimamente sembrano piacere molto non solo in Italia (e difatti le varie Grè e Nicolai farebbero carte false per un pezzo bello come lo è Cento respiri).

Davvero meticcia è anche la scelta di mischiare nella scrittura dei testi lingue e dialetti (napoletano, francese, spagnolo e italiano), con risultati espressivi che, grazie anche all’eclettismo interpretativo del cantante Michele Vietri, trascendono spesso il significato delle parole e si affidano alla teatralità insita nei suoni e delle pronunce (Pasqualino viandante, fratello di Sasà, buscaglioniana solo nel titolo, e il ragamuffin scuro e superstizioso di Mamma Schiavona). Straniante e antiretorico è invece il pop spensierato che accompagna la descrizione dei fattacci genovesi del G8 di Zona gialla zona rossa; mentre Donna indimenticabile, ancor più desiderabile è un omaggio gradevole e neanche troppo velato a Paolo Conte.
Se non fosse per una produzione troppo asettica rispetto alla vivacità delle canzoni del Combo – vivacità che già di per sé li favorisce più sul palco che in studio – e per alcuni episodi più deboli che sul finire del disco allungano e annacquano un po’ anche il resto (il sòn de La ghenga benga e No, non ci credo) parleremmo di “Non lo faccio più” come di un signor disco. Purtroppo dobbiamo limitarci ad un esordio molto buono, altrettanto speranzoso, e veramente onesto.

Voto: 6.3
Brani migliori: Cento respiri.

Written by Luca

07/01/2008 at 16:08

Non al denaro non all’amore né al cielo – Morgan (Mescal/Sony, 2005)

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Ad essere parecchio maliziosi il dubbio viene: il signor Marco “Morgan” Castoldi ha rifatto De Andrè – il miglior De Andrè – perchè di canzoni nuove nei cassetti del suo appartamento ce ne sono poche (per non dire nessuna). E allora il remake di Non al denaro non all’amore né al cielo diventa un  (bel) modo per prendere tempo. E’ un’a a illazione un po’ provocatoria, è vero, ma non si capisce altrimenti il significato artistico di un disco come questo, che sbaraglia ascolto dopo ascolto tutti i possibili perchè della sua esistenza. E di motivi, tra critiche e interviste, ne abbiamo sentiti tanti. Ma nessuno di questi ci ha convinto veramente. Vediamoli.

“Non al denaro non all’amore nè al cielo” come omaggio al più grande dei nostri cantautori. Certamente lo è, e non potrebbe essere altrimenti. Ma a De Andrè di omaggi e dischetti dalla discutibile utilità – quella commerciale la conosciamo tutti – ne sono già fatti tanti e questa volta sarebbe bastato portare le canzoni di “Non al denaro…”sui palchi, e non in studio. O fare uno spettacolo di approfondimento simile a quello di Claudio Bisio per la “Buona Novella” e poi, ma solo poi – come testimonianza del progetto – un disco dal vivo .

“Non al denaro non all’amore nè al cielo” come tentativo di divulgazione dell’opera di De Andrè da parte di un artista “più a contatto coi giovani”: ci è sembrato di capire anche questo dalle parole di Dori Ghezzi. Però, gente, non scherziamo. Prima di tutto, le canzoni di Fabrizio De Andrè non sono un reperto archeologico e i suoi dischi fortunatamente sono trovabilissimi; secondo, se c’è un cantante così a contatto coi giovani – parlando di divulgazione dobbiamo parlare per forza di vendite – questo non sembra essere Morgan, piuttosto personaggi tipo Meneguzzi o Dirisio (e vengono i brividi solo ad immaginare la grottesca assurdità di un Meneguzzi che canta Un blasfemo); terzo, se entro in un negozio di dischi e voglio conoscere cosa ha cantato in vita Fabrizio De Andrè mi prendo un suo disco, non un remake che pur bello che sia – e quello di Morgan fa comunque la sua figura – è pur sempre una derivazione dall’originale. De Andrè si divulga da solo, non ha bisogno di aiuti del genere.

“Non al denaro non all’amore nè al cielo” esprimere il “punto di vista” di Morgan su uno dei dischi fondamentali della musica italiana. Appunto perchè fondamentale, “Non al denaro…” trova già la sua versione definitiva nell’originale. Non ci vuole molto ad intuire che tentare di rifarlo meglio sarebbe una pura utopia: il “punto di vista” di Morgan sarebbe inutile. E infatti nel complesso la sua esecuzione non cambia di una virgola le atmosfere e gli intenti iniziali.

“Non al denaro non all’amore nè al cielo”come operazione puramente commerciali. Lo è sicuramente, ma non ci sentiamo di dire che questo sia l’unico motivo dell’esistenza di questo disco – e di certo esula da ciò che stiamo cercando noi: un significato artistico. La suoneria di Un giudice scaricabile dal sito di Mtv ci induce però a pensare che qualcuno di casa De Andrè più che alla divulgazione pensi allo sputtanamento di un’eredità artistica, e morale, che andrebbe soprattutto rispettata e difesa. E’ sempre bene ricordarlo.

Insomma nessuna delle ipotesi formulate sopra ci convince. A dirla tutta ci potrebbero essere anche dei perchè più intimi, rispettabili questioni di devozione e gratitudine dell’esecutore verso l’autore De Andrè che però solo Morgan conosce e che non andrebbero fatte pagare diciotto-venti euro. O rimarrebbe infine la motivazione che appare più sensata e diretta, visto l’ego grassoccio che il signor Castoldi si porta dietro più o meno simpaticamente: Morgan coverizza un disco intero di De Andrè per compiacersi; per andare da Fazio e prendere applausi; per avere il beneplacito di Fernanda Pivano (una che è passata da Kerouac e Gregory Corso a Ligabue: quindi se fossi Morgan ci andrei con le pinze…), magari dando la possibilità a qualche giornalista dalla manica larghissima di buttar lì un Morgan-erede-di-De-Andrè che qualcuno sicuramente prima o poi si berrà d’un fiato; consapevole però di non poter fare un disco brutto perché lui e la sua band, checché se ne dica, con la musica ci sanno giocare – e difatti gli arrangiamenti, seppur rispettosi, hanno delle novità – qualche accento gotico, qualche altro smaccatamente morriconiano (la coda ne Il suonatore Jones), qualche genialata mariposiana (c’è Enrico Gabrielli ai fiati, e si sente) – ma non abbastanza da aggiungere aspetti significativi all’esecuzione originale. E’, appunto, solo gioco.
L’unico rischio dell’operazione “Non al denaro…” in fondo era quello di fare un disco sterile e inutile, ed è ciò che effettivamente accade. Perché il remake di “Non al denaro non all’amore né al cielo” – privo di una qualsiasi significato profondo, reale, importante – ci sembra solo un disco molto ben fatto ma altrettanto artisticamente superfluo, oltre che sterile per colpa della voce del suo stesso esecutore – che semplicemente non è quella di De Andrè e non sa cogliere la sarcastica tragicità delle storie che canta (non per nulla la versione di Un blasfemo appare quantomai deficitaria) – ma anche capace di servire un assaggio di psichedelìa ludica e davvero storta (Un ottico) da ricordarsi a lungo.
C’è insomma l’omaggio, devoto e rispettoso; si riconoscono pure il Morgan musicista e il Morgan uomo-compiaciuto. Ma manca quell’esigenza artistica di fondo che eviti a questo remake la fine che purtroppo si merita: quella di “uno in più” alla lista dei dischi inutili che settimana dopo settimana invadono i negozi.
Non ci resta che sperare di non dovere avere a che fare con altri progetti simili. Non ce n’è davvero bisogno. E che brutta la parola remake affibiata ad un disco da sempre così tanto amato.

Voto: 5.2
Brani migliori: Un ottico.

Written by Luca

07/01/2008 at 12:44

Musicanti di cristallo – Fragil Vida (Autoprodotto, 2004)

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Sulutumana, Acustimantico, Figli di Madre Ignota, in un certo qual modo anche Yo Yo Mundi e Bandabardò; e poi Piccola Bottega Baltazar, Acquaragia Drom, Tamales de Chipil: sono solo alcuni di quei (tanti) gruppi che oggi in Italia si rifanno ad un comune sentire musicale fatto di sonorità elettroacustiche, canzone d’autore e contaminazioni tra le più differenti culture. Non sempre l’originalità è di casa, anche perché la famiglia si sta allargando un po’ troppo e il genere non dà adito a particolari sperimentazioni; non sempre i risultati valgono l’acquisto, ma il mood attira pubblico (soprattutto dal vivo) e qualche sospetto che qualcuno suoni per moda ormai c’è.

Memori della lezione di Buscaglione, Waits (e quindi Capossela) e Les Negresses Vert – con swing e tango nel sangue – anche i Fragil Vida possono essere inseriti nel filone descritto sopra. La loro musica però strizza l’occhio al teatro, tanto che in quasi tutte le tracce di Musicanti di cristallo alla voce del cantante David Merighi si alterna quella recitativa di Gianluca Galletti. L’esperimento – che ha un epigono di peso nel disco che i Mercanti di Liquore hanno recentemente inciso con Marco Paolini – a tratti funziona, ma nel complesso non riesce a smarcare da quell’alito di già sentito le dieci tracce dell’album. Kom Ombo e Baci da Kalocsa sono troppo derivative da Capossela (nella prima sembra di ascoltare il buon Vinicio in quel di Kingston, la seconda nelle sue replicatissime scorribande balcaniche); Nera Cera è scontata nonostante un testo curato a livello fonetico e lo stesso discorso vale per Tango de Lambur (ma qui neanche il testo aiuta). La situazione cambia radicalmente quando le canzoni si aprono in modo più deciso a contaminazioni teatrali (come l’evocativa Brillantini, recitato in arabo e spettacolare crescendo finale) o marcatamente drammatiche (il pop imbastardito dell’emozionante Nna’ tarantella). Allora sembra quasi di ascoltare un altro gruppo: innamorato della commedia dell’arte e dei torni drammatici, capace di amalgamare la passione per il teatro a quella per la musica non senza una spiccata partenopeità – ma loro sono emiliani – anche laddove  il dialetto napoletano non è chiamato in causa.

Rimane sempre alta la qualità dei testi, ispirati come in Apnea (Per dire addio basta travestirsi d’aria), o ad alto tasso sensistico come ne La terza palpebra (I tuoi piedi sono dolci anche prima di essere stati intinti nel latte di soja). Mancano invece le canzoni politiche – leit motiv, spesso abbondantemente retorico, delle scelte tematiche di dischi simili a questo – e i Fragil Vida si concentrano sulle loro esperienze di vita e sul loro universo interiore, trasfigurando quest’ultimo in personaggi irresistibili come solo il miglior Conte sa fare. Sull’altra riva del Reno a San Venanzio / muove i suoi passi al ritmo di Baudelaire / ma il mondo scoppia in grida di Ampere…, inizia così la storia di Orco Rubino: se i Fragil Vida manterranno in futuro questa vena testuale e sapranno dare maggiore richiamo alla forza emotiva già presente in Brillantini o ‘Nna tarantella – staccandosi di dosso tutti i marchi di fabbrica dei numerosi colleghi – potremo attenderci da loro qualcosa di molto importante.

Voto: 5.3
Brani migliori: Brillantini.

Written by Luca

07/01/2008 at 09:52