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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Archive for gennaio 2nd, 2008

L’orizzonde degli eventi – Massimo Zamboni (Radiofandango, 2005)

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E’ stato il cinema alcuni anni fa a riavvicinare Massimo Zamboni alla sua chitarra dopo la difficile separazione da Giovanni Lindo Ferretti e un distacco piuttosto forte dalla musica suonata: tre colonne sonore – mai pubblicate – per altrettanti films italiani (“Passano i soldati” di Luca Gasparini, “Benzina” di Monica Stambrini e “Velocità Massima” di Daniele Vicari), e poi, ma solo poi, il ritorno alle canzoni con “Sorella Sconfitta”. “L’orizzonte degli eventi“, film ancora di Vicari prodotto insieme al disco da Fandango, risulta così essere il quarto lavoro per il cinema dell’ex chitarrista di C.C.C.P e C.S.I. e attesta definitivamente l’esistenza di una “terza via”, oltre a quella dello scrivere canzoni e libri, nell’orizzonte artistico del suo autore.
Inutile dire che al centro delle idee musicali pensate per le riprese ci sia la chitarra. Ad una tecnica mai stata eccelsa Zamboni ha sopperito anche qui con un uso davvero eclettico – ma forse sarebbe meglio dire atmosferico – del proprio strumento, che lungi dall’imbarcarsi in un solipsismo pesantemente suicida, si lascia aiutare qua e là da altri timbri (basso, rhodes e soprattutto pianoforte e basi elettroniche). Il risultato è una serie di quadretti ottimi per gli scenari sconfinati e le situazioni meditative del film – ma allo stesso tempo incompleti senza il fondamentale supporto delle immagini – dove non mancano momenti maggiormente evocativi, e quindi in un certo qual modo autonomi (Randagio, Bairam), e qualche reminescenza delle “chitarre armoniose” del Consorzio.
Danno man forte agli arrangiamenti gli ex Ustmamò Luca Rossi e Simone Filippi – già al lavoro in “Sorella Sconfitta” – e la voce di Fiamma che oltre a comparire coi suoi vocalizzi in alcune tracce chiude il disco (e il film) con la riproposizione di Pied Beauty.

Voto: 6.6

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Written by Luca

02/01/2008 at 21:09

L’indescrivibile alle parole – Tbh (Jestrai, 2005)

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Il pop semi-elettronico dei Tbh arriva alla sua seconda prova con “L’indescrivibile alle parole” riattestando quell’alternanza tra pezzi dinamici e distesi che già era la spina dorsale dell’esordio “Tutti contro Bob”.
Un po’ Soerba (Aspetterò) e un po’ Matia Bazar dei bei tempi (la voce di Tatiana Fumagalli ricalca i passi di Antonella Ruggiero senza averne trovato ancora tutta la potenza), il quintetto monzese deve molto a quell’incrocio tra synth ammiccanti e chitarre elettriche che già ha fatto la fortuna di Max Gazzè, distanziandosi però da quest’ultimo nell’impianto delle liriche – semplici ma mai sprecate – e nella continua ricerca di un motivo perfetto che annulli tutte le distanze commerciali tra indie e classifiche.
Se è vero che tale ricerca non è ancora andata a buon fine – ma ahinoi non è solo una questione di melodie accattivanti… – è altrettanto giusto dire che la mezzora de “L’indescrivibile alle parole” accompagna piacevolmente l’ascoltatore, che si trova a proprio agio sia quando il ritmo è più tirato (L’importanza di ricordare), sia quando i battiti si fanno più placidi e in qualche modo corrucciati, come nell’iniziale Fiori e nella ancor più rabbuiata L’immobilità del silenzio, due tra i pezzi migliori del disco.
Quello che in fondo manca ai Tbh è solo una maggiore possibilità di farsi ascoltare. La stessa di tanti indicibili canzonettari dell’etere radiofonico, che del gruppo monzese però non posseggono né l’eleganza né la buona inventiva.

Voto: 6.2
Brani migliori: L’immobilità del silenzio.

Written by Luca

02/01/2008 at 17:09

Pubblicato su musica, recensione, recensioni, Tbh

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