Songwriters

recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Live in Blu – Max Manfredi (Storie di Note, 2004)

leave a comment »

La Genova dei carruggi zeppi di disperati, il mediterraneo mitico di “Creuza de ma”: è da qui che Max Manfredi parte per il suo variegatissimo viaggio musical-letterario. Sembra banale dirlo ma Manfredi non sarebbe lo stesso se prima di lui non ci fosse stato Fabrizio De Andrè. Quello del compianto cantautore genovese è un riferimento sicuramente ingombrante – a partire dalla somiglianza fra le due voci – ma è anche una presenza vitale, perché se è vero che da lì Manfredi parte è sempre da lì che Manfredi si distacca. Le sue canzoni vivono di uno stile personalissimo, che rielabora l’insegnamento di De Andrè anche attraverso l’incontro di numerose influenze.

Live in blu riepiloga ciò che Manfredi ha fatto fino ad oggi nei suoi tre (introvabili) dischi e le tracce dell’album evidenziano bene quanto detto prima. L’inizio con La fiera della Maddalena è quasi una dichiarazione di deandreiana genovesità (Mi sono trovato sveglio con il lichene nei miei capelli), ma poi Via G. Byron, poeta (premio Recanati nel 1989) mescola il jazz ai surreali deliri di Queneau e Bukowski. La ballata degli otto topi fa incontrare il cabaret acido di Kurt Weill con l’invettiva sociale de “Le nuvole”; Molo dei greci invece smitizza gli spazi di “Creuza de ma”, inquinati come sono dall’avanzare inarrestabile degli oggetti del commercio (ci trovi gli aironi che volteggian tra i rimorchiatori, più morti che vivi).

Sono gli oggetti – le cose di ogni giorno riutilizzate letterariamente – a caratterizzare la poetica sghemba di Max Manfredi. Ce ne sono dappertutto: nella sensualità di una figura femminile (il tuo Lancome stanotte farà un lago), nelle descrizioni lirico-paradossali di paesaggi (“il mare nei giorni di pioggia / è un brivido di stagnola / ci nuotano i cocktail di scampi”) o di situazioni amare e assurde (La USL non passa l’amore); esaltati da gustosi giochi di parole o descritti come solo il Pavese di “Lavorare stanca” sapeva fare (Tabarca, capolavoro dell’album).
Vista la tanta perizia con la penna in mano sarebbe molto interessante – come già fece nel 1994 con “Il libro di Limerick”, anche questo ormai introvabile – vedere di nuovo Max Manfredi alla prese con una pagina bianca. Intanto le sue parole stanno su un fado, su un rebetico, o su una ballata dal sapore tex-mex; vanno in giro guidate dal caso e dall’odore delle donne nei bordelli. Genova è malata ma si fa ancora amare. E’ comunque un bel sentire, Fabrizio lo accompagna.

Voto: 8.3
Brani migliori: La fiera della Maddalena, La ballata degli otto topi, Tabarca.

Annunci

Written by Luca

29/12/2007 a 14:54

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: