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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

La Storia Di Come Mi Nascosi Dietro Alla Luna – Guglielmo Ubaldi (Autoprodotto/Edizioni Programma Uno, 2005)

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Quando bussi e ribussi alle porte con il tuo bell’oggetto musicale in mano e nessuno ti risponde, puoi decidere di fare due cose: cambiare mestiere oppure eleggerti etichetta, manager, produttore e fonico di te stesso e pubblicare il tuo disco. La seconda ipotesi richiede qualche soldo in tasca e una grossa dose di intraprendenza – e, cosa ancora più ardua, delle canzoni che giustifichino lo sforzo – ma se poi ci riesci, come ci è riuscito Guglielmo Ubaldi, non sai quanta sarà la tua fortuna, ma potrai dire di averci almeno provato.
L’oggetto di Ubaldi (il secondo, dopo l’esordio “Le urla degli ubriachi nella notte”) si intitola La Storia Di Come Mi Nascosi Dietro Alla Luna e raccoglie dieci canzoni decisamente influenzate da tutto quanto fa cantautorato folk-blues americano (Dylan, Young, Van Zandt) e inglese (Drake); canzoni che se non ci fanno certamente gridare al miracolo, almeno, come puntualizzavamo sopra, giustificano lo sforzo.
Potremmo fare un lungo elenco dei difetti di questo disco – a partire dalla qualità della registrazione vicina a quella di un demo – ma sarebbe il solito elenco di difetti tipici di una produzione “in proprio”. Piuttosto preferiamo sottolineare quelle due o tre spie che danno ragione ad Ubaldi e al suo insistere con le canzoni: i riflessi dolci e malinconici di una canzone-bonsai come Ditele che l’amo, il sicuro impatto emotivo di Fiori freschi, l’ironia dell’autocelebrazione in salsa country di Old West. E di fondo l’onestà della proposta, che non viene a mancare neanche in quei brani bisognosi, per scrittura e cantato, di una radicale revisione (Il blues dello scorpione: dobro volutamente zoppo e qualche vistoso inciampo nel testo; Con la notte davvero un po’ soporifera) e che è forse il miglior punto d’appoggio da cui ripartire per continuare a crescere.
Vista la relativa vicinanza dei due primi dischi (2003 e 2005) sarebbe meglio attendere un po’ prima di fare il terzo passo, di modo che il tempo (se non un aiuto esterno) selezionino più che in passato le cose migliori. Ma non ci sembra proprio questo il caso di mollare.

Voto: 5.0
Brani migliori: Ditele che l’amo.

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Written by Luca

28/12/2007 a 10:16

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