Songwriters

recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Falbo – Fausto Balbo (Snowdonia, 2004)

leave a comment »

Figli del dio minore della fantasia sfrenata – contrapposto a quello (minorato) della musica di plastica – di musicisti folli come Fausto Balbo ce n’è pochi, ma la lanterna di Snowdonia fortunatamente è sempre pronta a dare loro luce. Falbo, secondo disco del musicista piemontese e a tre anni dal precedente “Zero”, è patologicamente sottoposto all’ansia di destrutturazione del suo creatore e non ha alcuna intenzione di abbandonarvi ad un ascolto tranquillo – neanche per il tentativo, dopo il fatidico Primo Ascolto, di dare una definizione all’oggetto creato. Ambient? Classica contemporanea? Elettronica? Glitch? Rumorismo? Prog (perché qualche vago eco dei King Crimsom più estremi c’è, e pure qualcosa del Battiato pre-Cinghiale Bianco)? Infoiato futurismo scampato alla fine-delle-avanguardie? Semplice caso? Tutto questo e nulla insieme, perché è talmente varia e impraticabile la musica di “Falbo” da rendere impossibile qualsiasi definizione – ma sfido chiunque anche solo per ciò che riguarda un tentativo di comprensione certa del messaggio, o anche solo estetica -, se non quella ipotetica di un’inquietante colonna sonora del disturbo, un thriller interiore sull’alienazione metropolitana caratterizzato da uno spiccato non-sense formale nonché da un ironico spirito trash (il rosa della copertina, Debby “la superbambola viva che t’insegna l’amore”: idee peraltro non troppo originali).

Un’opera sicuramente compiaciuta, che ha il pesante difetto – nella sua immisurabilità qualitativa: zoccoli di cavalli, macchinette per i tatuaggi, campionamenti da films (Matrix, De Palma, Cronenberg), trapani da dentista, mugolii, urli, strumenti autocostruiti; e ovviamente programmazioni, chitarre, basso, percussioni – di non sapersi misurare quantitativamente, sprecando così spunti importanti (la fortissima carica immaginifica di Frammenti da un incubo si disperde nell’eccessiva lunghezza del brano). Dove però la fruibilità si fa un tantino più consistente – mantenendo il brano quella preziosa tracotanza sonora che gli è propria – si ottiene la cifra migliore dell’album: seducente ma spiazzante, giocosa ma terribile. Stiamo parlando di Pensiero primitivo sotto pelle, e consigliamo ai neofiti che ascoltano per la prima volta un mostro musicale come Fausto Balbo di cominciare proprio da qui.

Voto: 6.0
Brani migliori: Pensiero primitivo sotto pelle.

Annunci

Written by Luca

19/12/2007 a 09:30

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: