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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Estetica – Megahertz (Mescal/Essequattro, 2004)

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Ci fu un momento in cui i robots smisero le uniforme e indossarono camicie e pantaloni stretti; si scompigliarono i capelli e andarono nei locali e nelle discoteche, intellettuali e allo stesso tempo tamarri, a Londra come a Rimini. Erano gli anni ’80, e qualcuno dice che siano finiti, qualcuno no. Quello che è certo è che Megahertz – nella vita di tutti i giorni Daniele Dupuis – con quella faccia così liscia e artificiale doveva essere uno di loro e, come il Pinocchio di Collodi, non ha ancora deciso se diventare totalmente uomo o rimanere robot. Estetica, il suo primo album, è lì a metà tra uomini (che ballano) e macchine (che suonano e cantano), cugino diretto e fedele di un gruppo di altri indecisi tedeschi – i Kraftwerk, omaggiati con una cover in italiano di “Pocket Calculator” (che diventa Mini calcolatore) – ma disposto a farsi influenzare più o meno profondamente da gente come Depeche Mode (Disco adventure), Bowie (un altro dal passato androide) e Battiato.

Da buon Pinocchio, Megahertz gioca e prende in giro. Alle prese con una varietà infinita di tastiere e altri macchinari – e in compagnia di amici con le stesse passioni: Morgan e l’ex La Sintesi Lele Battista (che cura gran parte dei testi) – si diverte a mischiare tutti gli usi più popolari di cui l’elettronica è stata nel tempo vittima (la voluta ingenuità da pianobar de L’eleganza) o protagonista (l’elettropop gustoso di Sweet emotion), tracciando appunto una piccola estetica delle macchine musicali. Nulla di nuovo direte voi, e difatti nonostante lo spirito ludico del tutto – e un piglio melodico che nella maggior parte dei casi ci azzecca – Estetica perde fascino e originalità ascolto dopo ascolto, soprattutto alle orecchie di chi i Kraftwerk li sta ascoltando da trent’anni e un epigono (eccesivo) di Bowie l’aveva già visto in Marco “Morgan” Castoldi, che qui – guarda caso – ricanta confidenzialmente Space Oddity.

Eppure non dispiacciono la title-track, dove il riferimento a Battiato è evidente – approposito: perché Megahertz non ha inserito anche qui la bella cover di Una cellula realizzata per l’ultimo tributo all’artista siciliano? – e la già citata L’eleganza, che i più attenti accosteranno alle riflessioni in musica dei Soerba; mentre l’iniziale Don’t leave me cold farà la felicità dei cultori delle atmosfere siderali di certi space-movie anni ’70 e Little girl potrebbe finire la prossima estate nelle casse di qualche locale maranza di Ibiza. Al di là di questo, rimane però la ristrettezza di un disco fortemente referenziale e in qualche modo compiaciuto, che potrebbe far gioire solamente i maniaci del genere: “se io spingo un bottone lui fa una canzone… se io spingo un bottone lui fa una canzone… se io spingo un bottone lui fa una canzone…“.

Voto: 5.2
Brani migliori: L’eleganza.

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Written by Luca

18/12/2007 a 10:57

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