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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Archive for dicembre 17th, 2007

Video: Angelo Branduardi, Confessione di un malandrino

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Nel 1999 Angelo Branduardi pubblicò Il dito e la luna disco tutto sommato discreto ma seguito da un tour bellissimo nei maggiori teatri italiani. Questa è Confessioni di un malandrino, uno dei suoi pezzi migliori di sempre. Il testo è tratto da una poesia di Sergej Aleksandar Esenin.

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Written by Luca

17/12/2007 at 20:10

Elegia – Paolo Conte (Warner, 2004)

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Alla fine l’aridità d’ispirazione non ha avuto il sopravvento e Paolo Conte dopo nove anni (e il bel progetto RazMataz in mezzo) torna a licenziare un disco di canzoni nuove dal titolo quantomai incisivo: Elegia. Cioè, a rigore di dizionario: “genere letterario di contenuto malinconico, triste, funebre”. Che alla soglia dei settantanni Conte decida di intitolare così un disco non è di certo un caso; se oltre a questo c’è nel disco stesso una canzone, prima ed omonima, che sembra voler tracciare un bilancio artistico ed esistenziale della vita di chi l’ha scritta, allora quello che potrebbe essere poco più di un titolo azzeccato può diventare la chiave di lettura dell’intera opera. Con questo non si vuole dire che Paolo Conte sia diventato improvvisamente un cantautore (italiano) classico, sull’onda dei Guccini o dei De Gregori, di certo però in Elegia all’usuale e nostalgico ricordo di un tempo che ormai non c’è più si accompagna, mai come ora, una certa tensione verso il futuro indefinito e, Chissà (“enigma…fantasia…”), verso ciò che sta dopo la vita futura. Insomma ci sono ancora, e ancora sono emozionanti, tutti i riferimenti culturali, le situazioni, i personaggi che hanno segnato la carriera artistica del cantautore astigiano (dalle avanguardie parigine di inizio secolo all’Italia degli anni cinquanta), ma qua e là si insinua un moto esistenziale, d’inquietudine profonda, più forte che in passato, presente nelle già citate Chissà ed Elegia (“cosa sarà di me?”), ma anche in Molto lontano, nella  vecchia tristezza di “una coppia in silenzio che beve l’assenzio del tempo ladron” de La nostalgia del Mocambo, o nelle parole scaccia-insonnia di Sonno elefante. Canzoni che, tra le altre cose, sono le migliori del disco insieme a pezzi più tipicamente contiani come Il regno del tango e Sandwich man.

Musicalmente poi è il “solito” Paolo Conte, egregio artigiano di melodie e finissimo arrangiatore, qui più chansonnier che jazzman (l’unico pezzo davvero jazzato è Frisco), accompagnato da musicisti di primordine (soprattutto ai fiati e alle percussioni) ma protagonista non invadente col pianoforte. E se un disco di Paolo Conte non è tale senza una canzone d’amore che scoraggi ogni speranzoso scrittore, qui c’è Bamboolah, così tanto amara, disperata e ciondolante da far ricordare Piero Ciampi, pur con tutte le necessarie differenze formali. L’accostamento potrà sembrare insolito, ma in Elegia scorre discretamente tra le righe, scavando a fondo, un intenso sentimento di morte.

Voto: 8.3
Brani migliori: Elegia, Molto lontano, Bamboolah.

Written by Luca

17/12/2007 at 14:50

Eat Pop – Xilema (Tomato/CNI, 2005)

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Eat pop: il pop è una cosa da mangiare. L’hanno capito gli Xilema, che non a caso inseriscono nel booklet di questo disco due ricette di torte. Ma sapere la ricetta esatta di una Bella canzone pop è un privilegio di pochi. Perché una torta può essere buona, gustosa, mangiabile, ma non sarà mai Bella se non è – almeno – un po’ originale. Ed è questo il problema principale del secondo disco degli Xilema: accattivante, fresco, radiofonico, ma pesantemente a corto di idee.
La strada seguita è quella già ampiamente percorsa dai Subsonica e soprattutto dai Delta V – canzoni accattivanti e in qualche modo debitrici della tradizione italiana ma fortemente intrise di elettronica da club (le prime tracce di questo disco ricordano da vicino un album come “Spazio”) – ma gli sbocchi di originalità si contano sulle dita di una mano. Accelerazioni ritmiche, casse in quattro battute, voci filtrate e ritornelli a presa rapida sono gli stessi del combo torinese, gli esiti però sono meno apprezzabili e qualche laccatura di troppo stona (la produzione è del gruppo più Paolo Pischedda, già con Luca Gemma, Caparezza, Après La Classe).

Ci sarebbe da aggiungere, a dirla tutta, un tentativo di originalità nel taglio semplice e incantato dei testi, giocati nella maggior parte dei casi sull’affinità tra le parole e le immagini volutamente caramellose del booklet (la panna con fragola della copertina, i biscotti, e le torte disegnate in stile manga all’interno). E’ un tentativo rischioso, perché la banalità è in agguato, e purtroppo gli esiti non sono sempre buoni: scontata, non solo nel testo, è In viaggio (nonostante l’ospite Francesco Di Bella), qualcosa di più da Fungo; davvero bene invece Petit – inutilmente ripresa tre tracce più in là in PetitOne – che lasciando spazio alla voce di Lux e rallentando il ritmo – è l’unica ballata di tutto il disco – si insinua col suo tocco leggero e sognante tra gli arrangiamenti a volte eccessivi degli altri pezzi.
Uniti alle performance visivo-teatrali che da sempre caratterizzano la storia degli Xilema probabilmente queste canzoni acquisteranno qualche credenziale in più. Per ora rimangono come una torna buona – non ottima – che abbiamo già mangiato troppe volte.

Voto: 4.8

Written by Luca

17/12/2007 at 09:22