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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Tour acustico: Dal vivo volume 3 – Ivano Fossati (Columbia/Sony, 2004)

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«Ho per la vita l’interesse di un decifratore di sciarade» scrisse a suo tempo Fernando Pessoa. Un affermazione che sembra riportare perfettamente l’atteggiamento intrapreso da Ivano Fossati nei confronti del suo mestiere da artigiano, quello scrivere canzoni che è diventato, sempre di più andando in là con gli anni, un saggio di sana curiosità e una forma di meditazione, anche per chi ascolta, sulle vicende e sui sentimenti umani. Curiosità e meditazione che hanno coinvolto anche la scrittura musicale del cantautore genovese, il suo rapporto con le parole, inducendolo ad una libertà espressiva che è vasta e coraggiosa se confrontata al mondo classicista della canzone d’autore tradizionale (è lui stesso ad affermare di aver scritto cose parecchio «storte»). Curiosità e meditazione che emergono fortemente anche in questo terzo, bellissimo album dal vivo, possibile continuazione dei primi due volumi pubblicati all’inizio degli anni novanta e di questi ultimi degnissimo successore.

Visti i tempi (discografici) che corrono, sarebbe stato più agevole per Fossati seguire la moda non sempre benefica del doppio-live-più-inedito tanto cara al mercato italiano. Invece, decidendo di escludere una buona parte dei pezzi proposti nell’ultima tournèe semi-acustica e lasciando solo la parte migliore del tutto, Fossati ha voluto affibbiare al disco un marchio artistico proprio e ineluttabile. L’ennesimo frutto della sua curiosità è consistito nel volgere lo sguardo verso la leggerezza e la trasparenza sonora coniugate alla profondità delle parole (in questo senso sono esemplificative le lampade birmane che completavano la scenografia dei concerti), un interesse già presente nel precedente Lampo viaggiatore: da qui la scelta di rivestire il suo repertorio con arrangiamenti non stravolgenti ma sicuramente nuovi, nitidi e capaci, appunto attraverso una maggiore levità, di fare decifrare all’ascoltatore lati prima nascosti e derive emozionali inaspettate (La pianta del tè, mai epica e trascinante come qui). L’uso a mo’ di strumento musicale di alcuni oggetti (una ruota di bicicletta ne L’uomo coi capelli da ragazzo o una serie di bicchieri d’acqua percossi in Cartolina) non appare allora come un tentato colpo ad effetto ma si inserisce perfettamente nelle finalità comunicative, e indagatorie, delle canzoni; così come un evidente miglioramento nella prestazione interpretativa, ormai priva di ogni passata verbosità.

Il resto poi lo fanno le canzoni stesse, che belle lo erano già prima di adesso (si fa prima a contare quelle scarse, risultato: nessuna), e i compagni di palco di Fossati, che giustamente il cantautore nelle note del booklet ringrazia con affetto visto l’apporto da musicisti nobili e appassionati che danno all’intera opera (un nome su tutti: il polistrumentista Saverio Tasca).
Sfortunato chi non lo conosce ancora Fossati. La sfortuna sarà però ripagata iniziando da questo “Volume 3” che si candida a diventare uno dei punti più alti, e più semplici, dell’intera produzione musicale italiana. Per gli altri, che già Fossati lo conoscono, è quasi inutile ripeterlo: è solo “musica leggera, così leggera che ci fa sognare”.

Voto: 8.8
Brani migliori: Smisurata preghiera, La pianta del tè.

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Written by Luca

16/12/2007 a 10:01

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