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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

X Stratagemmi – Franco Battiato (Columbia/Sony, 2004)

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Lo stratagemma, nell’immaginario comune, è questione propria dei maghi, o degli illusionisti. Franco Battiato più che guru o santone (appellativi tanto cari a coloro che nel tentativo di definire il personaggio finiscono per banalizzarlo) può essere definito tranquillamente un mago, soprattutto se confrontato al piattume diffuso nello scenario mainstream italiano. Riuscire a coniugare canzoni di qualità sempre piuttosto alta a vendite sostanziose, sapendosi pure rinnovare, è una specie di magia, ed è stata una delle caratteristiche predominanti della produzione pop dell’artista siciliano. Dieci stratagemmi seguirà il destino dei suoi ultimi fortunati predecessori in fatto di vendite ma, pur non mancando di qualità (come Ferro battuto, ultimo disco di pezzi propri), non segna alcun passo in avanti. Battiato, insomma, si ripete. Bene, ma si ripete.

Sesso e castità, primo singolo, è un pezzo che si fa ascoltare con piacere, ma agli esperti apparirà solamente come un miscuglio ben calibrato tra le sonorità tipiche di dischi come Gommalacca e Caffè de la Paix. Così per Fortezza Bastiani (dove l’immaginario di Buzzati viene trasfigurato a piacimento), Odore di polvere da sparo (leziosa, possibile secondo singolo), Conforto alla vita e Apparenza e realtà: tutte canzoni dove pop orchestrale d’alta classe, rock ed elettronica a volte acida si mescolano senza ostruirsi.

Qualche stratagemma originale e ben riuscito c’è, e lì Battiato fa capire a chiare lettere di avere ancora qualcosa da dire: I’m that, con Cristina Scabbia, guarda proprio verso quelle atmosfere da cui proviene la cantante dei Lacuna Coil; 23 coppie di cromosomi, in collaborazione coi Krisma, prova qualche accenno di sperimentazione e viene ben ripagata. Ma è Le aquile non volano a stormi che stupisce più del resto: testo sapienziale, azzeccata ibridazione tra melodia orchestrale e richiami nipponici, ritornello elegante la candidano a capolavoro dell’intero album. Stesso discorso, pur non arrivando alle vette del pezzo precedente, vale per Ermeneutica, che grazie ad un testo a tratti geniale (“tutte le macchine al potere gli uomini a pane ed acqua”) attacca e prende le distanze dalle nevrosi politiche del nostro tempo.

Più distante dagli altri stratagemmi è l’ultimo, La porta dello spavento supremo, unico momento realmente spirituale del disco, ballata a due voci (quella di Battiato e quella, commuovente, del filosofo Manlio Sgalambro) che ha i suoi punti di forza proprio nell’alternanza dei due al canto e nell’arrangiamento maestrale. Anche qui la mente dovrebbe riallacciarsi a certe cose già fatte in passato (tipo “L’ombra della luce”), ma la canzone tocca profondamente e non lascia adito a speculazioni.

L’impressione generale è di un Battiato ancora in grado di fare cose buone ma attualmente poco interessato al progresso della propria carriera di artista musicale. Il fatto che questo momento di stasi si accompagni ad una sempre maggiore interesse verso altre forme di espressione (pittura, cinema e per ultima la tv) non è casuale, ma la certezza data dal disco che l’ispirazione non sia finita fa ben sperare per il futuro.

Voto: 6.5
Brani migliori: Sesso e castità, Ermeneutica, Le aquile non volano  stormi.

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Written by Luca

14/12/2007 a 12:21

Una Risposta

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  1. Secondo me gli stratagemmi sono propri degli strateghi, più che di maghi e di illusionisti. Se solo mi piacesse Battiato Franco…! (no, dai, che poi sembro un’intransigente: apprezzo anche io qualcosa del tizio. Qualcosina, eh.)

    Julius

    14/12/2007 at 15:17


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