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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Archive for Maggio 14th, 2008

Al Qantarah – Ammaraciccappa (CNI Music, 2007)

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Dietro la sigla Ammaraciccappa - traduzione: sono guai per chi ci capita sotto – ci sta Upapadia alias Umberto Papadia, poliedrico musicista esperto di percussioni della tradizione popolare del sud-Italia e del nord Africa nonché vitale collaboratore delle ultime produzioni di Teresa De Sio. Insieme a lui un branco di ottimi musicisti folk, sempre del Sud Italia, e il musicista elettronico Antonino Chiaromonte alias Emj_antonin. Come qualcuno avrà già intuito, gli Ammaraciccappa fanno musica popolare mediterranea contaminata dall’elettronica, sulla stessa onda di gruppi come i Nidi d’Arac. Electro-world, quindi? Se proprio ci tenete alle definizioni, sì. In altre parole: riprendere la musica popolare tradizionale e mischiarla con la musica popolare attuale, ovvero quella che si balla (o si dovrebbe ballare) nelle discoteche. Al Qantarah – traduzione: il ponte – unisce diverse provenienze (la taranta, la pizzica, la gnawa algerina e marocchina) a tutto ciò che una consolle e un pc hanno prodotto negli ultimi vent’anni di musica “non suonata”: house (a barlumi), trip-hop, trance. Il risultato è simile alle migliori cose dei già citati Nidi d’Arac, ma gli Ammaracicappa hanno una scrittura meno tonda, più aperta ad escursioni strumentali che danno al tutto un carattere spesso estatico (Montevecchio trance) e fortemente rituale. Proprio rito è la parola migliore per definire le nove composizioni del disco, dove voci salentine, africane, sarde (i vocalizzi gutturali di Iginio De Luca) attecchiscono a strutture ritmiche spartite tra beat, tammorra e marranzano, con sax, ciaramella, flauto e organetto a completare il tutto. Un impasto – passateci il termine – che dalla suggestiva riproposizione di Lu bene mio di Matteo Salvatore (con Peppe Voltarelli alla voce) ai quasi sei minuti di trip psichedelico-vocale di Canaja canaja mira a rinnovare ed unire linguaggi attraversando geografie differenti e tempi lontani.

Voto: 7.4
Brani migliori: Montevecchio Trance, Canaja Canaja.

Written by Luca

14/05/2008 alle 14:04

Rock & Poems – Massimo Priviero (Universal, 2007)

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A solo un anno dal suo ultimo lavoro di canzoni autografe, Massimo Priviero pubblica una raccolta di cover di brani per lo più ripresi dallo sconfinato repertorio della musica americana del secolo scorso. Un’operazione che forse risente un po’ del fortunato progetto su Pete Seeger di Bruce Springsteen (e qui in chiusura c’è proprio We shall overcome) ma che mira soprattutto a delineare l’humus musicale, e culturale, da cui il cantautore veneziano proviene omaggiandolo con in più un filo di nostalgia – spiega infatti Priviero nelle note di stampa che sono proprio quelli in scaletta i brani che per tanti anni ha suonato ai bordi delle strade prima di fare il grande salto. Ecco allora sfilare una dietro l’altra classici di Dylan, Simon & Garfunkel, Waits, Springsteen, Eagles, Creedence Clearwater Revival accanto a brani storici come The great pretender (resa famosa dai Platters) e a tradizionali come Lily of the west e la già citata We shall overcome, oltre a due traduzioni in inglese di brani del titolare: Resistance (Dolce resistenza) e Marchin’On (Davai).

Di tutti gli autori citati Priviero, come già in passato, sembra subire particolarmente l’influenza di Springsteen, e Rock & Poems alla fine pare soprattutto un’ipotesi di come il Boss avrebbe riletto queste canzoni (ad eccezione della sua The promised land, ovviamente). Ma Priviero non è Springsteen e non riesce a dare al disco una forza che lo porti al di là dell’essere un semplice divertissement. Un divertissement passionale, ben suonato, ma inutile e anche un po’ pleonastico data la quantità di cover di Blowing in the wind o Desperado che sono state fatte fino ad oggi.
Piacerà dunque solo ai suoi fans? Crediamo proprio di sì. A meno che tutti gli altri, durante l’ascolto, si dimentichino delle versioni originali e si abbandonino al qui ed ora di un manipolo di brani che per la loro importanza artistica e storica rimarranno fondamentali chissà per quanto in futuro.

Voto: 5.3
Brani migliori: Marchin’On.

Written by Luca

14/05/2008 alle 09:51