Plauso ad Egea Music che distribuisce in Italia la ristampa di uno dei dischi più belli e introvabili di Gianmaria Testa. Lampo esce nel 1999, poco tempo prima che il cantautore piemontese oggi ex-ferroviere (ma allora ancora in attività) riesca piano piano anche in Italia a rompere quella cortina di fumo che qui da noi lo lasciava nel mare magnum dei semisconosciuti - mentre il pubblico francese già da tempo ne tributava i meriti - e che solo con l’ultimo lavoro “Da questa parte del mare”, uscito l’anno scorso, sembra essersi definitivamente dissolta.
Dodici le canzoni, di cui undici autografe e una presa in prestito da repertorio di Arthur H (Petite reine), dalle quali tutt’oggi Testa preleva buona parte delle scalette dei suoi concerti. Brani come Polvere di gesso, Gli amanti di Roma (con Riccardo Tesi e Rita Marcotulli rispettivamente all’organetto e pianoforte) e la stessa title-track sono infatti punti fermi delle sue esibizioni, e non è un caso, perché fatto un rapido bilancio anche all’interno della track-list del disco sono tra le migliori. Ad esse aggiungiamo anche la fibrillazione acustica de L’alberto del pane (che anticipa parzialmente le tematiche migratorie di “Da questa parte del mare”) e l’onirica Comete, a cui un arrangiamento davvero azzeccato conferisce quell’atmosfera da favola eterea perfetta per il testo.
Le restanti, poi, si difendono assai bene e dimostrano il marchio di una scrittura che dall’esordio di Montgolfières fino ad oggi è andata affinandosi, non lasciando nulla per strada in quanto ad ispirazione. Se qualcuno non conosce ancora Gianmaria Testa, cominci pure da qui. Se ne innamorerà in un Lampo.

Voto: 8.6
Brani migliori: Polvere di gesso, L’albero del pane, Comete.

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