Nel gioco “Uochi Toki fanno rap, meta-rap o cos’altro” passiamo subito la mano. Napo dice cose, rimando geniale con abusi feticisti di metafore e osservazioni acute. Rico cola basi, minando il campo di piccole cluster rumorose e indocili. Vi basti questo come descrizione essenziale di cosa fanno i due alessandrini, giunti a casa Wallace per il loro quarto disco e questa volta in compagnia degli Eterea PostBong Band.
I primi tre lavori, usciti molto underground dal 2003 ad oggi (Vocapatch, Uochi Toki, Laze Biose) staccano di almeno un punto questo La chiave del 20, concept urticante su un sabato sera di Napo Rico e compagnia in una discoteca alla moda di una qualsivoglia provincia italiana (la chiave del titolo usata come pass, ovviamente). Il distacco però non evita ai due savonarola urbani di esibire il loro biglietto da visita cosparso di calce viva, ed il lavoro da entomologo di Napo trova pane per il suoi denti nel bestiario tendenziale di chi si brucia e fotte, ma con style. Rico, dal canto suo, imbastisce basi più compatte di un tempo, a volte sfiora la normalità ma si libera maggiormente nel finale coi bordoni scuri e industriali di Babek e l’epilessia da videogame di La colazione e i campioni.
«Quando c’è da fare il pirla in giro io mi metto in tiro»: Rotta per causa di Egon cita nel titolo un passato da cui nessuno ha più avuto scampo mentre la situazione cresce, in realismo e disadattamento, fino al culmine di In da club: «la pista è piena di ragazze che si notano come delle svastiche», «vado in bagno perché l’odore di merda mi ricorda che qui la gente è umana». L’humus logorroico da cui Napo pesca immagini, improperi, luoghi comuni e metafore spicca nella sua massima potenza espressiva: «venti euro, bella raga kebap per tutti!».
Gli perdoniamo i siparietti con vocine e situazioni casalinghe post-adolescenziali che pure Elio e compagnia si sono stancati di fare, anche perché ad inframmezzare alla grande ci pensano gli onnivori e bulimici Eterea, che impastano strumentali marmorei di rock, funky, dance e quant’altro (Scle-dance), simil-sirtaki plasticati e sardonici (Salsa bianca) e tessiture cinematiche con dovuti omaggi alle badalamentiane «musicazze» di Twin Peaks (Scle-trance). Tutto molto bello e benfatto, ci piacerebbe ritrovarli così vigorosi e dinamici in una prossima uscita autonoma. Per quanto riguarda gli Uochi: bravi ma più bravi un tempo. Certo che anche noi, però, siamo un po’ dei rompipalle.
Voto: 6.8
Brani migliori: In da club.
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