Archive for Maggio 7th, 2008
Come un fiore – Stefano Giaccone (La Locomotiva, 2007)
Forse quando ci si accorgerà della rinascita di Stefano Giaccone dopo i Franti sarà ormai troppo tardi. Perché non capita sempre, e comunque a pochi, di infilare due dischi del genere uno dietro l’altro: “Tras Os Montes” dell’anno scorso e questo Come un fiore, che riprende l’intima nudità del suo predecessore in un concept sulla morte come accadimento estremamente doloroso ma naturale dell’esistenza di ognuno. Oltre al solito Dylan Fowler, ormai spalla fidata del nostro, partecipano Airportman, Art, Ale Malaffo e due Perturbazione, i quali mettono voci, strumenti, arrangiamenti e interi brani per una sorta di lavoro di gruppo che, non perdendo nulla in omogeneità, emerge comunque e soprattutto come un’opera di Giaccone.
Le storie che stanno dietro un disco sulla morte si possono benissimo immaginare, ancor più se nella maggior parte dei casi rispettano i crismi di certo folk anglo-americano che qui va per la maggiore, tra arrangiamenti sempre essenziali di acustiche e pianoforti con fiati, tastiere e percussioni ad alternarsi di contorno.
Amicizie finite troppo presto e senza una speranza ulteriore («il crocifisso sopra la barella è un semplice crocicchio di legno; / niente di diverso dal tuo corpo, ricomposto sopra la barella» in Cielo), oppure distrutte da accadimenti che lasciano senza fiato (la durissima Leo). E poi murder-ballad rumorose su omicidi d’amore (la title-track), scomparse di fratelli troppo lontani la cui normalità è ancora più sconfortante («da tre mesi mio fratello era morto / l’immondizia riempiva ogni stanza al soffitto / i regali nella carta imballati / regalati non sono mai stati» da Mio fratello minore) ed altre di degrado sociale (l’anti-tatcheriana Albion, emozionante cover del cantautore inglese Chris Wood) e soprattutto umano (L’uomo dentro).
Il tutto raccontato in maniera estremamente composta e senza alcun clamore, quasi come una presa d’atto difficile ma inevitabile a cui è possibile contrapporre solo il riparo della memoria. «Adesso sì / adesso che tu vai lontano / il mio pensiero / ti seguirà / sarò con te / dove sei» canta Giaccone in compagnia di Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione nella bellissima rilettura di Adesso sì di Endrigo. Un brano che, posto proprio al centro del disco, rappresenta tutta la malinconia e la vitalità di chi, nonostante tutto, vuole continuare a (soprav)vivere.
Voto: 8.4
Brani migliori: Cielo, Mio fratello minore, Adesso sì.
Fine della storia – Francesco Camattini (Radar, 2007)
La title-track non cita Fukuyama ma riscrive finali di fiabe a piacimento (qualcosa di simile fecero i Nomadi periodo Daolio ne “I ragazzi dell’Olivo”) e anche tutte le altre rubano e prendono in prestito da questo o quell’altro autore che quasi ci si fa una biblioteca: Auden, Dante, Leopardi, Calderon de La Barca, Ovidio (in latino). Francesco Camattini ha un certa confidenza con la letteratura ed i suoi pezzi se ne nutrono senza troppe remore di ostentazione, tanto che il rischio di risultare alla lunga un po’ libresco c’è. Qualcuno a questo proposito lo affiancherà al professor Vecchioni ed in effetti Fine della Storia, terzo lavoro dal 1999 ad oggi, è un classico disco di cantautorato italiano come tanti se ne producono in Italia ogni anno. Se non altro però viene difficile accostare Camattini ad un grande nome in particolare: la sua è una canzone d’autore con tutti gli stilemi del caso, le solite parole curatissime e la solita musica di contorno (jazz, swing, svisate tanghere, un calco rock d’occasione), ma è anche una canzone d’autore che cerca e in alcuni casi trova una sua autonomia. Contrabbasso, batteria, pianoforte e acustiche fanno il loro dovere, ad un certo momento spunta pure una banda festosa (Son felice), più in là un’orchestra intera che però spinge troppo sul lato melò del brano (La caduta rinnova la cacciata di Lucifero dal paradiso gonfiandola di non poca retorica). Sono tutte piccole variazioni che rendono l’ascolto piacevole e meno standardizzato del solito – come nel latino virato tango della frizzante Eco e Narciso – ma sono altre le strade da percorrere per lasciare sul campo qualcosa di importante. Riprovarci, dunque. Con la stessa dignità e un po’ più di coraggio.
Voto: 6.2
Brani migliori: Eco e Narciso.