Vira deciso al folk, relegando in secondo piano le rotondità pop di “Toilette Memoria”, questo ep di Moltheni. Sei tracce (una strumentale) registrate tra Bologna e Milano e mixate a Göteborg da Kalle Gustaffson con l’aiuto di Josè Gonzales, che proprio al cantautore metà svedese metà argentino sembrano rifarsi a partire dal suono caldo ed estremamente intimo. Questa caratteristica, un odore di legno analogico che pervade tutti i pezzi, sembra essere la novità principale rispetto al recente passato del nostro, qui concentrato soprattutto sul versante melodico-ambientale dei pezzi. Batteria a casa, sono infatti mantra e puntinismi di rhodes a ricamare sulla chitarra acustica sempre arpeggiata, mentre la voce cerca sfumature medie, quasi pastello (un pastello naturalistico e per nulla naïf, come quello dell’immagine in copertina).
Insomma, disco con dietro un gran lavoro di colori e tonalità al fronte di un livello qualitativo dei pezzi che non raggiunge quello del proprio predecessore, lasciando comunque spazio ad alcuni episodi piacevoli. Dovendone scegliere due, optiamo per la delicata e ipnotica Montagna nera e la psichedelìa di voci stratificate un po’ alla Battiato di Io non io. Troppo poco? No, per un disco evidentemente complementare che, andando fino in fondo all’anima folk del suo autore, cerca di chiudere un percorso per rinnovarlo o addirittura per aprirne uno del tutto inedito. Dunque, dopo tanto peregrinare (da Sanremo al quasi ambient-pop passando per l’elettricità stoner) e un approdo saldo lungo queste coste, aspettiamo di sapere quale Moltheni ci riserverà il futuro.

Voto: 6.3
Brani migliori: Io non io.

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