Cosa dico quando non parlo – Gerda (Wallace Records/Donnabavosa/Shove/Concubine/Sons of Vesta, 2007)
Deflagra in sette abrasivi haiku sonori il secondo capitolo dei marchigiani Gerda. “Cosa dico quando non parlo” è, davvero, un campo minato: improvviso e potente come un frana che cade dalla montagna e sfonda le pareti della vostra cameretta – impolverando, poveri voi, tutte le vostre belle felpe nuove. Rimanendo in suolo italico, siamo a metà tra Sedia (in cui milita lo stesso bassista Alessio Compagnucci) e Infarto, Scheisse!: post-metal impastato a nichilistiche lacerazioni emo-hardcore che media alla meglio tra pesi e superpesi (in cabina di regia, come per il primo capitolo, Fabio Magistrali), con più di un occhio di riguardo nei confronti dei testi. Testi che qui contano veramente, tanto che se fossero intuibili con facilità durante l’ascolto avrebbero il loro bel dire a livello emozionale. Riportiamo, come assaggio, alcuni scampoli da Un fiume giusto («dovrà pur esistere un fiume giusto / dove tuffarsi / dove nuotare / un fiume giusto dove affogare / mentre sono schiacciato qua dal macigno»), non dimenticando l’Houellebecq direttamente e programmaticamente citato nella chiusa di Dominio della mia lotta. L’atmosfera del resto è quella: disperata e rabbiosa, fisica e debordante. Mettetevi al riparo, non solo a Baghdad le bombe fanno il vuoto.
Voto: 7.7
Brani migliori: Un fiume giusto, Dominio della mia lotta.