Archivio per marzo 28th, 2008
FSC – FSC (Sony BMG, 2007)
Così non si va proprio da nessuna parte. Anno domini 2007, brit-rock poppeggiante con ascendenze Radiohead, “Ok Computer” come finisterrae e nient’altro. Una capatina a Sanremo sezione chi li ha visti e un’esperienza da backing band di Battiato che almeno fa curriculum. Per gli FSC la strada sarà impervia, molto. Il disco, omonimo e anonimo (nessuno sforzo di fantasia neanche per la copertina), conferma tutto e butta sul tavolo anche qualche dubbio. Il dubbio è che qui ci abbia messo le mani qualche discografico di troppo sterilizzando ancor di più una proposta dal songwriting già abbastanza sterile di suo. Non uno sforzo di personalità in dieci tracce più ghost track smozzicata. Quaranta minuti abbondanti di strofa-ritornelloaccattivante-strofa, riff muovilculo e voce strascicata ovunque, ad un certo punto pure un Cremonini docet da Lunapop con la spina attaccata. O da surrogato dei Velvet, fate voi.
Non ci crediamo che questi tre ragazzi durante la registrazione del loro disco d’esordio non abbiano voluto mettere un synth in più delle tre chincagliere elettroniche che ci sono qui. Oppure una chitarra al contrario, oppure, ancora, una voce un po’ storta per quel tanto di psichedelìa magari un po’ d’accatto ma comunque efficace. Se così non fosse – e ad essere cinici e davvero realisti ce ne stupiremmo sì ma non così tanto – allora, beh, viva la gioventù musicalmente reazionaria, quella che del resto intasa da anni la sezione giovani di Sanremo con pochissime eccezioni. Ma qui, lo ripetiamo sperando di sbagliarci, non si va proprio da nessuna parte. Non piaceranno ai fan di Velvet e compagnia (troppo elettrici, mioddio; troppo poco boyband-alternativa-tu-che-ci-credi). Non piaceranno neppure al bacchettonismo indie (sono pur sempre andati a Sanremo).
Bisogna stare attenti agli esordi. Il successo sì, ma prima di tutto tenersi stretti se non il didietro, almeno le gambe. Perché altrimenti non si sta in piedi. Ed è tutto inutile e deludente.
Voto: 2.8
A spasso coi tempi – 7grani (Autoprodotto, 2007)
Pop-rock un po’ elettrico un po’ acustico mischiato a raggae, ska e ritornelli orecchiabili ovunque. Basterebbe questo per descrivere i 7grani, quintetto lombardo che per questo disco si fa produrre da Massimo Faggioni e Ivan Ciccarelli (Antonello Ruggiero, Simona Salis) – si fa produrre? Ma è un demo o no? A noi l’hanno mandato in qualità di demo e come tale lo recensiamo. Dieci i brani, tutti piuttosto accattivanti e ben arrangiati (a parte qualche suono un po’ vecchio qua e là), che però hanno il difetto, vedasi descrizione iniziale, di inserirsi ad un incrocio di generi in cui la concorrenza è a dir poco spietata. Certo, non è che loro facciano chissà cosa per emergere dal gruppo: testi curati ma tutto sommato inerti, parvenza di una Bandabardò elettrificata ad ogni dove (capita ora la concorrenza?), non un momento di stacco da un canovaccio che già al secondo pezzo richiede lo skip. Esiste pur sempre di peggio in giro, ma se dobbiamo badare alla qualità qui ce n’è un po’ ma non abbastanza, e se invece dobbiamo badare alle possibilità di giungere da qualche parte, beh, ci sarà da sgomitare, e non poco. Buona fortuna. Ela prossima volta, se possibile, più personalità.