Cuore a nudo – Mauro Ermanno Giovanardi (Radiofandango, 2007)
Cuore a nudo. Dichiarazione d’intenti, avviso di disvelamento, spogliazione senza oscenità. Nudo appunto, non pornografico. A sigillare in parole e canzoni solo quello che conta: il cuore. Il primo passo solista di Mauro Ermanno Giovanardi è un viaggio non iniziatico ma riepilogativo. La sua educazione sentimentale e artistica. Un io-sono-questo nelle voci-parole di altri e nelle proprie. Su un palco tra piano, fisarmonica, tromba e chitarra; con Barovero, Milanesi, Corti a fare da compagnia.
E’ lontana la semi-disfatta dell’ultimo La Crus: qui il sangue scorre, il cuore fa il suo mestiere. Va bene l’aiuto di uno Shakespeare-Tenco-Tenco iniziale che per Joe è come andare a nozze (Vedrai vedrai, Un giorno dopo l’altro); va bene i Fossati e De Andrè successivi (Naviganti, Giugno ‘73) intervallati dai versi di un nuovo Shakespeare e della bravissima Mariangela Gualtieri. Va bene anche il Toffolo-Jannacci di Hai pensato mai? e il Della Mea de El mé gatt – la prima meravigliosa, turbinante scoperta di una perla nascosta del canzoniere italiano; la seconda cabaret tragico dell’anima milanese più popolana. Direte che con tutta questa materia prima saremmo capaci tutti. Ma qui siamo sulle vette o d’intorno, perché l’interpretazione di Giovanardi è perfetta, sempre. Ficcante nei bassi indolenti e scuri appoggiati su un piano-tromba e nient’altro; leggera e onirica quando si tratta di arrampicarsi su un ritornello orchestrale (quelli dei due ottimi inediti Un cuore a nudo e Testamento d’amore) o dare il là alla danza di un valzer dalle fisarmoniche bohémienne (La giostra, dall’esordio La Crus). Efficace anche nell’ovviare con l’anima alla manualistica dei recitativi oppure nel farsi sobriamente da parte quando, come ne La figa di Tonino Guerra, sono le parole a prendere tutta la scena. Cantare non è tirare la voce al massimo fino a far saltare le corde vocali e neanche lasciare che l’ego trasbordi oltre la canzone. Cantare è spiegare i versi a fondo, andandoci dentro e tirando appresso chi ascolta. Giovanardi fa questo. Si mette a nudo e mette a nudo le parole. Difficile e bellissimo. Sostanziale e penetrante.
Voto: 8.6
Brani migliori: Vedrai, vedrai, Hai pensato mai?, Testamento d’amore.