Occhi di lupo – Sergio Borsato (Daigomusic/Deltadischi, 2006)
Comincia bene e finisce male questo secondo disco di Sergio Borsato, a due anni di distanza dall’esordio di “La strada bianca”. La prima traccia, Occhi di lupo (pure titolo di tutto il lavoro), è un pop-rock dal buon tiro che svela subito l’attitudine di un cantautore che guarda l’America più classica, tra folk, rock e blues, ma per raccontare storie della propria vita e delle proprie terre. L’ultima, Fiesta, è purtroppo un pastiglione di luoghi comuni ispanici – sexo, noche, tequila, il tutto ovviamente in salsa flamencata – che ci fa meritare per contrappasso quelli mafia-pizza-mandolino affibbiati a noi italiani. In mezzo, quasi a voler confermare l’andamento ambivalente dei due estremi, succede un po’ di tutto.
La via è sempre quella, la stessa già percorsa da gente come Bubola (qui supervisore artistico) o nei momenti più robusti i Gang. Ma gli esiti sono a dir poco schizofrenici. Ad un certo punto di Occhi di lupo, precisamente dalla traccia due alla traccia sei, c’è come un buco nero qualitativo, un’ecatombe di retorica (Dentro al cuore), assoli di chitarre in erezione (Gira) e banalità assortite (Colori in pasto), che lascia di sasso. Chi è la buonanima che ha deciso di promuovere questo disco, ci si chiede. Chi avrà bisogno di tanti luoghi comuni musicali e non tutti insieme. Poi inaspettatamente la situazione migliora, e la traccia sette, Figli di una luna storta, lascia lì un po’ straniti a domandarsi se dietro il collasso di prima e il buon sussulto di ora (dove, solo per rimanere al testo, ci sono un’esigenza all’origine e qualche ottimo passaggio), ci sia la stessa mano. Da lì in poi, e prima dello scivolone finale, la situazione migliora, si mantiene decente e pure gradevole. Ma fatti a penna i conti le canzoni da buttare sono più di quelle da tenere, e se fossimo alla scuola di un tempo Occhi di lupo lo rimanderemmo a settembre. Con il compito imprescindibile di rammendare il buco di sopra. E in aggiunta, per quanto riguarda i pezzi più popolari (Bastimento) o in dialetto (Il re degli orchi), di farsi un bel ripasso alla voce Davide Van De Sfroos.
Voto: 5.2
Brani migliori: Occhi di lupo.
sono d’accordo con Voi. Effettivamente il disco non è riuscito come doveva. Ed è proprio per questo che ho deciso di cambiare piano di lavoro e fare di testa mia dall’inizio alla fine. ora gli esami di settembre hanno portato un nuovo lavoro “I GIORNI DELL’IRA” che uscirà il prossimo Aprile 2008. Attendo Vs. opinioni. Con stima
Sergio Borsato
sergio borsato
11/03/2008 alle 11:28