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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Archive for Febbraio 26th, 2008

Occhi di lupo – Sergio Borsato (Daigomusic/Deltadischi, 2006)

con un commento

Comincia bene e finisce male questo secondo disco di Sergio Borsato, a due anni di distanza dall’esordio di “La strada bianca”. La prima traccia, Occhi di lupo (pure titolo di tutto il lavoro), è un pop-rock dal buon tiro che svela subito l’attitudine di un cantautore che guarda l’America più classica, tra folk, rock e blues, ma per raccontare storie della propria vita e delle proprie terre. L’ultima, Fiesta, è purtroppo un pastiglione di luoghi comuni ispanici – sexo, noche, tequila, il tutto ovviamente in salsa flamencata – che ci fa meritare per contrappasso quelli mafia-pizza-mandolino affibbiati a noi italiani. In mezzo, quasi a voler confermare l’andamento ambivalente dei due estremi, succede un po’ di tutto.
La via è sempre quella, la stessa già percorsa da gente come Bubola (qui supervisore artistico) o nei momenti più robusti i Gang. Ma gli esiti sono a dir poco schizofrenici. Ad un certo punto di Occhi di lupo, precisamente dalla traccia due alla traccia sei, c’è come un buco nero qualitativo, un’ecatombe di retorica (Dentro al cuore), assoli di chitarre in erezione (Gira) e banalità assortite (Colori in pasto), che lascia di sasso. Chi è la buonanima che ha deciso di promuovere questo disco, ci si chiede. Chi avrà bisogno di tanti luoghi comuni musicali e non tutti insieme. Poi inaspettatamente la situazione migliora, e la traccia sette, Figli di una luna storta, lascia lì un po’ straniti a domandarsi se dietro il collasso di prima e il buon sussulto di ora (dove, solo per rimanere al testo, ci sono un’esigenza all’origine e qualche ottimo passaggio), ci sia la stessa mano. Da lì in poi, e prima dello scivolone finale, la situazione migliora, si mantiene decente e pure gradevole. Ma fatti a penna i conti le canzoni da buttare sono più di quelle da tenere, e se fossimo alla scuola di un tempo Occhi di lupo lo rimanderemmo a settembre. Con il compito imprescindibile di rammendare il buco di sopra. E in aggiunta, per quanto riguarda i pezzi più popolari (Bastimento) o in dialetto (Il re degli orchi), di farsi un bel ripasso alla voce Davide Van De Sfroos

Voto: 5.2
Brani migliori: Occhi di lupo.

Written by Luca

26/02/2008 alle 14:35

Unusual – Giuni Russo (Radiofandango, 2006)

nessun commento

Un percorso musicale durato quasi trent’anni all’insegna di un’intelligente eccentricità e di un’attitudine davvero trasversale (che ha toccato, anche contaminadoli tra loro, pop da classifica, lirica, world e musica religiosa) e poi il silenzio, obbligato da una morte prematura e non solo umanamente dolorosa: questa in pochissime parole la carriera di Giuni Russo, al secolo Giuseppa Romeo. Unusual ne omaggia a tutto campo l’opera, proponendo nel dvd la registrazione video di un bel concerto tenuti all’Auditorium di Milano nel dicembre del 2001 e nel cd una serie di duetti virtuali con artisti a lei più o meno vicini: Caparezza, Franco Battiato, Toni Childs, Lene Lovich, Vladimir Luxuria e altri. I nomi di rilievo, eccetto i primi citati, scarseggiano un po’, ma la cosa non stupisce se paragoniamo la vitalità artistica della Russo all’imbolsimento di gran parte del panorama italico (soprattutto mainstream, ma non solo), e comunque la qualità del tributo non ne risente. Unusual è infatti un buon disco, sincero nelle partecipazioni e variegato nella proposta, a cui non mancano momenti piuttosto buoni ed alcuni veramente eccellenti, come il rifacimento trip-hop di Una vipera sarò (con breve ma incisiva ospitata di Caparezza), i due emozionanti episodi cameristici (La sua figura e Strade parallele: con un Battiato per l’occasione tirato a lucido), e quello ospitante il coro delle Carmelitane Scalze di Milano, che rivestono di pennellate eteree e vocalizzi ancestrali un brano già stupendo di suo come La sposa. Il resto è tutto almeno sufficiente con l’unico neo del superfluo remix ad opera di Megahertz di Un’estate al mare, che non aggiunge niente ad una delle pop-song italiche più belle di sempre. Ottima operazione insomma, e complimenti alla curatrice Maria Antonietta Sisini, compagna d’arte e di vita di Giuni Russo che da tempo ne difende fieramente l’eredità artistica.

Voto: 7.4
Brani migliori: La sposa.

Written by Luca

26/02/2008 alle 10:45