Non voglio restare come Cappuccetto Rosso – Valentina Lupi (Altipiani/GDM/Edel, 2006)
Nuove cantautrici crescono. E quando muovono i loro primi passi come sta facendo Valentina Lupi c’è da ben sperare. Era da tempo che alla voce rock al femminile non si ascoltava infatti un esordio così convincente come Non voglio restare come Cappuccetto Rosso, primo passo di questa ventiseienne proveniente dalla scena romana che qui per gli arrangiamenti si è fatta aiutare da Matteo Scannicchio e Corrado Maria De Santis dei Cappello a Cilindro.
Ha una gran bella voce Valentina: potente, decisa, venata di soul quanto basta per rendere credibile i versi che canta; e una scrittura che dimostra già una discreta dose di personalità, nonostante qualche eccesso (soprattutto testuale) tipico di un esordio. Le sue canzoni si muovono tutte lungo le forme più tipiche della rock-ballad al femminile, virando una volta verso i toni più grintosi ed elettrici di Gianna Nannini (Satura) e un’altra verso l’eccentricità leggera della prima Cristina Donà (la title-rack) ma mantenendosi sempre su un buon livello. Chitarre più o meno tirate, pianoforte, rhodes e organi vari partecipano da protagonisti arrangiamenti, che senza trovare chissà quali estrose soluzioni fanno il loro mestiere e sostengono al meglio un’interpretazione a tratti scurita da toni nasali alla Paola Turci. Manca solo la canzone che riesca a contraddistinguerla da tutta una serie di recenti esordi in gonnella comunque non a questo livello. Brani come Solo 21 anni, E’ questo il vero? e Voglio essere felice ci provano senza riuscirci del tutto. Non resta che ritentare.
Voto: 6.4
Brani migliori: Satura.