Archive for Febbraio 1st, 2008
Onda – Fiamma Fumana (Mescal, 2006)
Volevano fare un disco pop i Fiamma Fumana con Onda, un lavoro che li facesse emergere da una situazione che ai tanti riconoscimenti anche in campo internazionale non aveva fatto ancora corrispondere un altrettanto interesse a livello di pubblico. E per il pubblico, proprio nella sua accezione popolare, la musica della formazione di Alberto Cottica lo è sempre stata, con il suo mix tra musica elettronica e tradizione emiliana che è alla base fin dal buon esordio di sette anni or sono con “1.0” e dal suo discreto seguito “Home” uscito tre anni fa. Ma “Onda” più che aprire chissà quali prospettive al gruppo – che nel frattempo, dopo il mezzo stravolgimento di organico tra il primo e secondo disco, ha perso anche la voce titolare di Fiamma Orlandi sostituita da quella (pressoché identica) di Lisa Kant - ne allunga solamente la parabola discendente già cominciata dal suo predecessore, e lo fa in un verso del tutto negativo, radente lo zero.
Sono solo tre purtroppo i brani tradizionali riletti (Angiolina, La vien giù e Mariuléina: il primo e il terzo in compagnia del Coro delle Mondine di Novi), e diciamo purtroppo perché i rimanenti nove sono di una tale inutilità e superficialità che definirli innocui è un complimento. Va bene l’essere popular, va bene il tentativo di allargare il pubblico ma, per intenderci, Prendi l’onda, il singolo con Jovanotti e MC Navigator degli Asian Dub Foundation, è una tal sequela di banalità («Cali-California l’onda che è passata non ritorna») che quasi neanche le brodaglie più stupide di questa stagione riescono tanto. E Check In, con tutte le cose che potrebbe raccontare su quanto è bello e stimolante viaggiare, dice che una delle cose più belle dello spostarsi da un capo all’altro del mondo è visitare i duty-free degli aeroporti (!!); mentre Mondo grande con un titolo così non poteva che dire una cosa sola cosa: che il mondo è appunto grande, e per di più pieno di gente. Chi l’avrebbe mai detto. Viva l’intelligenza.
Fatti due conti si salvano la divertente Immagina (ben remixata in fondo dai Transglobal Underground) e Strade di Appennino, unico episodio in cui l’introduzione del pianoforte varia anche se di poco l’utilizzo di un’elettronica spesso didascalica e di contorno, che necessiterebbe una netta rinfrescata a livello di suoni. Ma sono solo due canzoni, e per di più decenti solo perché il resto è sfacciatamente brutto.
A volte nel tentativo di essere popolari bisogna stare attenti a non sottovalutare le capacità del pubblico, che se è vero che troppo spesso è superficiale di certo non è del tutto stupido, e nemmeno da stupido vuole essere trattato. Dispiace dire questa cosa per un gruppo come i Fiamma Fumana, che in passato nonostante tutto ha dimostrato di avere un senso ben preciso, e dispiace dirlo soprattutto perché quel gruppo che un tempo aveva un senso, ci appare oggi irrimediabilmente compromesso, deragliato. In una parola: finito.
Voto: 3.8