L’indescrivibile alle parole – Tbh (Jestrai, 2005)
Il pop semi-elettronico dei Tbh arriva alla sua seconda prova con “L’indescrivibile alle parole” riattestando quell’alternanza tra pezzi dinamici e distesi che già era la spina dorsale dell’esordio “Tutti contro Bob”.
Un po’ Soerba (Aspetterò) e un po’ Matia Bazar dei bei tempi (la voce di Tatiana Fumagalli ricalca i passi di Antonella Ruggiero senza averne trovato ancora tutta la potenza), il quintetto monzese deve molto a quell’incrocio tra synth ammiccanti e chitarre elettriche che già ha fatto la fortuna di Max Gazzè, distanziandosi però da quest’ultimo nell’impianto delle liriche – semplici ma mai sprecate – e nella continua ricerca di un motivo perfetto che annulli tutte le distanze commerciali tra indie e classifiche.
Se è vero che tale ricerca non è ancora andata a buon fine – ma ahinoi non è solo una questione di melodie accattivanti… – è altrettanto giusto dire che la mezzora de “L’indescrivibile alle parole” accompagna piacevolmente l’ascoltatore, che si trova a proprio agio sia quando il ritmo è più tirato (L’importanza di ricordare), sia quando i battiti si fanno più placidi e in qualche modo corrucciati, come nell’iniziale Fiori e nella ancor più rabbuiata L’immobilità del silenzio, due tra i pezzi migliori del disco.
Quello che in fondo manca ai Tbh è solo una maggiore possibilità di farsi ascoltare. La stessa di tanti indicibili canzonettari dell’etere radiofonico, che del gruppo monzese però non posseggono né l’eleganza né la buona inventiva.
Voto: 6.2
Brani migliori: L’immobilità del silenzio.